mercoledì 7 febbraio 2018

Sei proprio tu, papà? (Sesta parte)

Qualche mese più tardi, durante un allenamento, Falco d’argento fu disturbato da alcune voci e grida nell’insediamento. Si recò sul luogo dei tafferugli e trovò Leopardo che percuoteva violentemente la figlia Pantera, trattenendola da un braccio.
- Ne ho abbastanza di te, ragazzina! Non tollererò ancora la tua ribellione.
La colpì sul viso scaraventandola a terra, per poi colpirla ancora. Pantera cercò di proteggersi, ponendo le braccia davanti a sé per attenuare i colpi, ma la violenza di suo padre la ribaltò ancora una volta. Black panther, trattenuta da due figli maschi, supplicava l’uomo di smetterla; egli, tuttavia, continuò impietoso ad accanirsi sulla ragazzina, fin quando non venne afferrato lui stesso da un braccio. Guardò indietro e scorse Falco d’argento.
- Cosa succede? Perché la colpisci?
Leopardo si placò dinnanzi al suo Generale, ma era visibilmente esasperato.
- Lo ha fatto di nuovo, Signore. L’ho sorpresa ancora una volta a utilizzare i suoi poteri. E invece di chiedere perdono, continua a sfidarmi. Io non so più cosa fare con lei.
Una sentinella anziana intervenne.
- Rinoceronte ti ha chiesto di lei. Perché non concedergliela già da ora, in modo che sia lui stesso a domare la sua arroganza?
Falco d’argento lo redarguì. 
- Non dire sciocchezze! Pantera è ancora piccola, è assurdo pensare di darla in sposa a questa età. -
- Allora perché non interviene Lei, Generale?
- Io? –
- Sì, Signore. Certamente Lei saprà placare la ragazza.
Falco d’argento tentennò. Pantera era poco più che una bambina, ma, allo stesso tempo, lui sapeva di non potersi tirare indietro. Rifletté, cercò di prender tempo e sfuggire a quegli occhi inquisitori puntati su di sé. Sapeva bene cosa si aspettavano gli uomini di Bosco oscuro. Falco dorato non avrebbe esitato nemmeno un istante, ma lui non era Falco dorato. Non aveva alternative, per cui sollevò Pantera e la prese con sé.
- Certamente. Ci penserò io!
Black panther lo pregò di non farlo, di perdonare la figlia, ma lui la scostò, ordinandole di stare al suo posto. Dragoon e Golden eagle cercarono di calmare la donna, guardando Falco d’argento come se fosse totalmente impazzito.
Mentre camminava, il Generale percepiva il cuore della ragazzina battere all’impazzata. Arrivato al proprio rifugio si chiuse dentro con lei. Pantera lo fissava terrorizzata e lui la guardò sospirando profondamente.
- Sei solo una bambina. Come puoi creare tanto trambusto?
Lei rimase in silenzio con gli occhi sbarrati nel vuoto, attendendo un'azione del Generale, che restava immobile a riflettere. 
- Non posso arrivare a tanto. Non impormi su una ragazzina ribelle di dodici anni, solo perché non vuole accettare di nascondere ciò che è realmente.
Passò un’abbondante mezz’ora in cui nessuno dei due si mosse. Alla fine, il Generale prese la sua decisione.
- Pantera vieni qui e ascoltami bene. -
La ragazzina gli si avvicinò lentamente, lui le fece segno di sedersi al suo fianco; attese che lei eseguisse e di avere la sua attenzione.
- Io non voglio farti del male, ma non posso lasciarti libera di seminare il caos a Bosco oscuro. Ci sarebbe una soluzione, ma è molto pericolosa e devo sapere se te la senti di rischiare. Se qualcosa andasse storto, potresti morire.
Pantera lo ascoltava in religioso silenzio, facendo molta attenzione a ciò che aveva da dirle. Al termine del colloquio, Falco d’argento la portò al cospetto di tutte le sentinelle di Bosco oscuro.
- Pantera non è disposta a redimersi, nemmeno al cospetto del suo Generale. – Annunciò a gran voce. – Tutto ciò è imperdonabile, soprattutto per una donna così giovane.
Golden eagle e Dragoon lo ascoltavano, chiedendosi dove volesse andare a parare, ben certi che l’amico non avesse sfiorato la ragazzina nemmeno con un dito. Sapevano che doveva avere qualcosa in mente per salvare sia lei che le apparenze, ma non avevano idea di come potesse riuscirgli una cosa simile.
- Dopo aver vagliato ogni possibile ipotesi e aver cercato di riportarla sulla retta via nei modi che voi tutti sapete, ho deciso di agire in modo definitivo.
Gli uomini di Bosco oscuro ascoltavano attentamente, lieti della severità e l’intransigenza del loro Generale. Pantera attendeva in silenzio, senza paura. Lui le aveva spiegato esattamente cosa fare e dove andare. Doveva essere soltanto abbastanza veloce.
- La mia decisione è l’esilio! A partire da adesso. – concluse. 
Un brusio si levò dalla folla. Black panther scoppiò in lacrime, mentre Leopardo accettò senza alcuna obiezione la scelta del Generale. Golden eagle e Dragoon, restarono immobili a bocca spalancata. Improvvisamente sentirono il vuoto intorno a loro e la voce di Falco d’argento echeggiare nelle loro menti. Appena il generale smise di parlare, entrambi iniziarono a fomentare Bosco oscuro contro la giovane Pantera.
- Il Generale ha preso la decisione più giusta. Quella ragazza è un’offesa al nostro Bosco.
- Una donna che osa sfidare le nostre regole così sfrontatamente non merita alcuna pietà! -
Falco d’argento sorrise soddisfatto. Mentre gli amici intrattenevano la folla, lui contattò Pantera.
- Sei pronta? È ora di correre più veloce che puoi. Non voltarti mai indietro. Vai!
La ragazzina scivolò via approfittando della distrazione degli uomini, intenti ad ascoltare Golden eagle e Dragoon. Appena fu abbastanza lontana cominciò a correre con tutte le sue forze. Esilio voleva dire nemico e ben presto le avrebbero dato la caccia. Non subito, perché con i loro discorsi, i due Consiglieri e il Generale stavano prendendo tempo. D’improvviso qualcuno si rese conto della sua fuga e diede l’allarme.
- Dragoon, Golden eagle, andate con mio figlio Silver hawk e occupatevi di lei! – tuonò Falco d’argento. 
Le sentinelle eseguirono e inseguirono la ragazzina. Falco d’argento sorrise e si avvicinò alla disperata Black panther.
- Vorresti sapere come finirà per tua figlia, Black panther?-
- Certamente, Signore. – 
La voce spezzata della donna non aveva perso il rispetto verso il suo superiore.
- Bene, allora vieni con me. –
Falco d’argento aprì un portale e lo attraversò insieme alla donna, arrivando sull’apice della scogliera dove venne catturato da Golden hawk tanti anni prima.
- Vedi quelle case? – 
Indicò una serie di piccole costruzioni a poca distanza dal mare.
- Sì, Signore. –
- Ottimo, ora attendiamo. –
Passarono circa quindici minuti e lungo una strada comparve Pantera, continuando a correre senza sosta. Era stanca, ma non poteva fermarsi. Black panther la vide e fu colta dall’agitazione. Dietro di lei, a poca distanza, c’era una decina di uomini di Bosco oscuro che la inseguiva. Uno stava per raggiungerla, ma mise il piede in fallo in una buca, perdendo l’equilibrio. Avrebbe giurato che quell’apertura nel terreno fosse comparsa all’improvviso. Dragoon lo superò in corsa.
- Sta attento a dove metti i piedi, razza di inetto!
La sentinella si scusò e riprese l’inseguimento, mentre Golden eagle rideva sotto i baffi. La sentinella del fuoco lanciò contro la ragazza una fiammata, ma, inspiegabilmente, sbagliò mira e colpì la porta in legno di una casa poco distante, incendiandola. 
- Ops! –
- Hai preso ripetizioni di tiro da una talpa? – rise Dragoon.
- Che vuoi farci, la tensione…
Pantera era ormai stremata e si dovette fermare a riprendere fiato. Le sentinelle la circondarono, ma proprio quando una di loro attaccò, il suo colpo fu parato da un ragazzino biondo dall’aria implacabile.
- Ma non vi vergognate a prendervela con una ragazza? –
- E tu chi diamine sei? – sbottò l’attaccante.
- Ma come, ti sei già dimenticato di me, Rinoceronte?
Un sorrisetto beffardo comparve sul viso del ragazzino.
- Il figlio del Generale? –
- Proprio io. -
- Ma guardati. Con gli abiti da umano non ti avevo riconosciuto. Niente mammina, oggi? – 
Le sentinelle di Bosco oscuro risero, ma il ragazzo non gli diede attenzione. Afferrò il suo medaglione e stringendolo in mano recitò la formula per attivarlo.
- Piuma di Falco!
Avvolto da un mulinello d’acqua, Falco pellegrino abbandonò il suo aspetto da umano per tornare alle vesti da sentinella.
 Rinoceronte lo canzonò ancora.
- Ora sì che ho paura. Una pulce travestita da rapace. Fatti da parte, moccioso! –
- Solo perché la prima volta sei riuscito a sorprendermi, non vuol dire che tu debba riuscirci anche la seconda, vecchio bestione! 
La sentinella di Bosco oscuro si infuriò e senza aggiungere altro lo attaccò con violenza. Dragoon e Golden eagle, si misero le mani nei capelli; questo sarebbe potuto essere un grosso problema. Con loro somma sorpresa, però, il ragazzino schivò senza alcun problema tutti gli attacchi di Rinoceronte, trovando anche il tempo di farsi beffe di lui. Schivato un pugno, si appoggiò sul braccio dell’uomo per darsi lo slancio e finì in piedi sulla sua testa. Rinoceronte, cercò di afferrarlo, furiosamente, ma lui saltò giù, dietro le sue spalle, colpendolo alle caviglie e facendogli perdere l’equilibrio.
- Ma cosa sei, un’anguilla? – chiese furiosa la sentinella rialzandosi.
Rinoceronte tentò di afferrarlo ancora una volta e ancora una volta Falco gli sfuggì, dedicandogli una sonora pernacchia.
Le sentinelle di Bosco oscuro seguivano la scena senza credere ai loro occhi. Nessuno riuscì a fare una mossa e persino Falco d’argento, dalla sommità della scogliera, osservava il figlio a bocca aperta.
D’improvviso Silver hawk si scosse. 
- Adesso basta! Prendiamo quel moscerino. – ordinò.
Falco pellegrino si ritrovò tutti gli uomini contro, schivò qualche colpo e saltò al sicuro su un palo della luce. Guardò in basso, grattandosi la punta del naso con un dito. Si girò alla sua sinistra, guardando sul tetto della casa vicina e fece un sorrisetto. D’improvviso saltò giù. Silver hawk si preparò a colpirlo non appena fosse stato a portata di tiro, ma si ritrovò preso alle spalle da Dragone, che spostò come un nastro trasportatore il terreno sotto i piedi del Comandante, facendolo cadere di schiena. Contemporaneamente arrivò anche Aquila reale, che fece piovere fuoco sul primogenito figlio di Falco d’argento. Terminato l’effetto sorpresa, i tre ragazzi si misero schiena contro schiena, pronti a dare battaglia.
Dragoon e Golden eagle presero Pantera e la tirarono in disparte, restando a osservare lo scontro da bordo campo.
- Però! E chi si aspettava che fossero così bravi? Stanno tenendo testa senza alcuna difficoltà a otto sentinelle adulte.- Dragoon era in visibilio. Il figlio, che gli era sembrato tanto timido a Bosco oscuro, stava combattendo senza indugio e in perfetta sintonia con i suoi compagni.
Aquila reale si ritrovò a lottare contro Bufalo, un grosso ariete alquanto aggressivo. Questo uso il potere della terra per creare degli spuntoni di roccia che colpissero la ragazza, ma lei li evitò uno per uno, fino ad arrivare in prossimità dell’uomo; questo le sferrò un pugno che lei schivò, abbassandosi e dandosi uno slancio in avanti con le gambe, per colpirlo al basso ventre. Sollevandosi si voltò e vide una lamina di ghiaccio finirle addosso di taglio. All’ultimo secondo questa fu intercettata da Falco, che saltava da una parte all’altra del campo di battaglia, proteggendo i due compagni. Ben presto ai tre ragazzi si unirono anche le madri e Zephyr, così che le sentinelle di Bosco oscuro furono costrette a ritirarsi sconfitte, compresi Golden eagle e Dragoon, rimasti in disparte fino al termine dei combattimenti.
Scacciati gli uomini, il piccolo gruppo si avvicinò a Pantera. Gazzella la esaminò con attenzione. Era molto restia ad accogliere altri membri di Bosco oscuro, ma infine si convinse, persuasa anche da Zephyr, e la portò da Dog, per assicurarsi che non fosse ferita.

Tornati a Bosco oscuro, gli uomini trovarono ad attenderli Falco d’argento, che, quando udì l’accaduto, si infuriò. Non punì nessuno, ma le sue parole sull’inettitudine dei suoi uomini e la vergogna che essi costituivano per Bosco oscuro non furono mai dimenticate. Toccarono tutti, compresi, ovviamente Golden eagle e Dragoon. Quando tutti si furono congedati, i due consiglieri si avvicinarono a Falco d’argento per comunicargli i risultati della missione. 
- Dovrebbe trovarsi a Piccolo bosco delle Ninfe, ora. –
- Ottimo lavoro, ragazzi. Bravi! –
- Devo dirti la verità, Falcorn. – disse Golden eagle. – Quando ho “sbagliato mira” colpendo la porta e dalla casa è uscito solo tuo figlio, ho seriamente temuto il peggio. Non mi aspettavo certo un simile combattimento da parte di quei tre soldi di cacio. –
- Sono stati solo molto fortunati. – Tagliò corto Falco d’argento, ma nella sua voce entrambi gli amici percepirono tutto l’orgoglio di un padre.

lunedì 5 febbraio 2018

Sei proprio tu, papà? (Quinta parte)

Falco d’argento rimase nervoso per l’intera mattinata. Era certo che non gli sarebbe più stato possibile incontrare il figlio, poiché con ogni buona probabilità avrebbe cercato di evitare Bosco oscuro ancora più di prima. All’ora di pranzo, tuttavia, qualcosa gli fece cambiare idea. Mentre le donne servivano la colazione, notò la piccola Pantera osservare di nuovo gli uomini da dietro i cespugli. Solitamente cercava di tenersi il più lontano possibile da loro, invece questa volta sembrava alla ricerca di qualcosa. 
- Ciao Pantera. Cosa fai nascosta lì dietro? – 
Nell’area si sollevò un brusio e Leopardo guardò furioso nel punto osservato dal Generale. Black panther si girò e vide la figlia in mezzo ai cespugli, ma prima che lei o il padre della ragazzina potessero dire qualsiasi cosa, si sentì nuovamente la voce di Falco d’Argento.
- Perché non ti avvicini? Dev’essere una posizione piuttosto scomoda. –
Pantera uscì dal suo nascondiglio a testa bassa, camminando lentamente verso il Generale, che l’aveva chiamata. Evitò di incrociare gli occhi del padre. Aspettandosi una punizione, si scusò con Falco d’argento, tuttavia lui non si arrabbiò. 
- Non stavi facendo nulla di male. Dimmi un po’, cercavi qualcosa?
La ragazzina divenne paonazza fino alla punta delle orecchie e abbassò ancora di più la testa per non farlo notare. Il Generale rise delicatamente. 
- E’ andato via stamattina. Ci hai mai parlato? – Le chiese sottovoce con aria 
complice. 
Lei fece segno di no con la testa, meravigliata dello strano comportamento dell’uomo e imbarazzata ma sollevata dal mancato rimprovero. Il generale tornò ad assumere un tono serio. 
- Va’ pure, Pantera. E non fare nulla che possa mettere nei guai te o tua madre!
La ragazzina corse via, più veloce che poté. 
- Signore, sono mortificato per il comportamento di mia figlia, io… - 
- Stava solo guardando un po’ in giro, Leopardo; non mi ha dato nessun disturbo. Tu sei convinto che m’infastidisca per la sua abilità, ma non è così. Smetti di nasconderla. - si lasciò scappare un sorrisetto – Hai visto la madre di mio figlio. Pensi che Pantera possa farmi adirare così facilmente? Tanto più che lei non ha mai tentato di uccidermi, al contrario di altri nel Bosco. – 
Gli altri uomini risero, ma Leopardo rispose molto seriamente.
- No, Signore. – Titubò un momento. – Per quanto riguarda il tentativo di ucciderla, io eseguivo solo degli ordini, Signore. Non ho mai avuto nulla di personale contro di Lei. - 
- Lascia vivere quella ragazzina, ora. Non potrà nemmeno imparare dalle altre donne se continui a tenerla nascosta.
Pantera era una vergogna per Leopardo. Sebbene molto rare, le donne di Bosco oscuro in grado di usare i propri poteri erano mal viste dagli uomini del Bosco; anche le donne non si fidavano completamente. Da esse era considerata un’offesa al Bosco e un oltraggio alla propria natura di donna. Black panther tentava disperatamente di convincere la figlia a nascondere il suo dono, ma appena ne aveva la possibilità, la ragazza si isolava da tutti e praticava il controllo dell’acqua, cercando di imparare a dominare il suo elemento. Spesso spiava di nascosto gli allenamenti degli uomini, cercando poi di riprodurre i loro movimenti quando nessuno poteva vederla. Era una ragazzina ribelle e intelligente, che non voleva piegarsi alla dispotica prepotenza degli uomini. Proprio per questo motivo entrava spesso in conflitto con il padre e veniva punita severamente. 
La sera, tutte le sentinelle di Bosco oscuro si radunarono nell’area dei pasti, tranne Pantera, ancora tenuta isolata dal padre nonostante le parole del Generale. Le donne stavano preparando la cena mentre gli uomini, terminati i loro allenamenti, attendevano di essere serviti. Falco d’argento, con il figlio Silver hawk al suo fianco, chiacchierava con Dragoon e Golden eagle sorseggiando del sidro e, per riconoscenza, aveva invitato a sedere con loro anche Zebra. A causa della presenza del Comandante, che evidentemente non aveva preso in simpatia i ragazzini, evitarono di parlare dei figli ibridi. Si scambiarono invece commenti sull’andamento degli allenamenti e sulle missioni, oltre che osservazioni su come sarebbe stato meglio procedere per recuperare la reliquia del fuoco ritrovata da Rinoceronte, Echidna, Assiolo e Ghepardo. Gli altri uomini parlavano fra loro di donne, combattimenti e varie avventure. 
Mentre erano tutti insieme in attesa della cena, qualcosa si mosse nell’area intorno all’infermeria. Un’ombra si spostò furtivamente, passando fra i cespugli e dietro i massi, nascondendosi fra gli alberi, facendo attenzione a non fare alcun rumore. Andava silenziosamente da un rifugio all’altro, cercando qualcosa o qualcuno. Facendo estrema attenzione a non farsi vedere, si spostò oltre l’area dei pasti, nel punto in cui Black panther aveva incontrato Falco pellegrino la sera prima. Mentre si allontanava dal punto in cui erano radunate le sentinelle, ebbe per un attimo la sensazione che uno sguardo lo seguisse. D’un tratto si fermò, sentendo alcuni uomini alzarsi per iniziare il turno di guardia. Decise di rinunciare. Cercò di capire da che parte sarebbero andati i guardiani, per valutare come allontanarsi senza farsi scoprire. Ne sentì due incamminarsi nella sua direzione e si nascose dietro un cumulo di massi al limite di una scarpata. Indietreggiò per non farsi vedere e mise un piede in fallo, cadendo giù per il pendio, finendo in uno stagno. Lentamente cercò di uscirne senza causare ulteriori rumori, ma sentì una voce alle sue spalle. 
- Ti sei fatto male?
Si voltò a guardare chi fosse e vide Pantera che gli porgeva la mano per aiutarlo ad uscire dall’acqua. La afferrò e lasciò che la ragazza l’aiutasse. 
- Non sei il figlio del Generale? Pensavo fossi andato via stamattina.
Falco le fece segno di tacere. 
- Ti sentiranno! – disse sottovoce. 
Guardò verso l’alto. Il rumore del suo tonfo in acqua doveva aver attirato le sentinelle. 
- Accidenti! Sarà meglio nascondersi. –
- Vieni con me! –
Pantera lo tirò per un braccio e lo condusse a un enorme albero. Il tronco era cavo e presentava una spaccatura adatta a far passare un ragazzino. Si infilarono nella fenditura e attesero immobili e in silenzio. Le due sentinelle si stavano avvicinando per individuare la fonte del rumore che avevano sentito.
- Che sia di nuovo Pantera? Quella mocciosa non fa che combinare guai. Se il padre la ripesca a utilizzare i suoi poteri, stavolta la sistema per le feste.
La ragazza si acquattò ancora di più. I due uomini si stavano avvicinando all’albero e con ogni probabilità avrebbero notato il piccolo passaggio. Trascorsero degli attimi interminabili, fin quando i due ragazzi sentirono una voce autoritaria e familiare richiamare le due sentinelle di guardia. 
- Si può sapere cosa state facendo qui? –
- Generale! Abbiamo sentito un rumore allo stagno e siamo venuti a controllare, Signore. –
- Un rumore? Sarà stato qualche animale. –
- C’erano delle impronte di piedi, Signore. Erano fresche. –
- Smettete di perdere tempo e tornate al vostro posto! – 
- Sì, Signore!
Falco d’argento lanciò un’occhiata all’albero e se ne andò. 
I due ragazzi attesero che le sentinelle e il Generale si allontanassero e uscirono allo scoperto. 
- Fiuuu. C’è mancato un soffio. – 
Falco pellegrino emise un sospiro di sollievo. Essere trovato lì non gli avrebbe fatto per nulla piacere. 
- Sei tu la ragazza di cui parlavano?
Pantera annuì. 
- Perché ce l’hanno con te? –
- Perché uso i miei poteri senza permesso. A noi donne di Bosco oscuro non è concesso. Invece, ho visto che le vostre lo fanno. –
- Certo che sì, perché dovremmo impedirlo? –
- Non lo so. – ammise la ragazzina. Poi guardò la Luna alta nel cielo e salutò Falco. –Devo andare ora. È tardi. Mio padre mi punirà se non torno subito. 
- Aspetta un attimo, non andare via così! –
- Anche tu dovresti tornare a casa. È molto pericoloso stare fuori a quest’ora.
Se ne andò in fretta, lasciando Falco a guardarla sconsolato. Il giovane ibrido si guardò intorno per individuare la strada di casa, ma dopo pochi passi sentì un flebile grido provenire dalla direzione in cui si era allontanata Pantera. 
Istintivamente corse verso di lei e la trovò bloccata, con la bocca tappata, da due sentinelle oscure a caccia. Si mise in guardia, deciso a combattere. 
- Ma guarda chi abbiamo pescato stasera: Romeo e Giulietta. Quella divisa dovrebbe essere incompatibile con questi luoghi, ragazzino. –
- Lasciatela andare immediatamente!
Il cacciatore più grosso lasciò Pantera all’altro e si diresse minaccioso verso Falco pellegrino. 
- No, credo che non lo faremo. Al contrario, prenderemo anche te. Siamo stati fortunati: avremo un pasto abbondante, questa notte! –
Lanciò verso il ragazzo una serie di lamine di pietra acuminate come pugnali, ma lui le intercettò con altrettante sfere di ghiaccio. 
- Sono spiacente, ma ho tutte le intenzioni di lasciarvi a digiuno. – Lo punzecchiò il ragazzo. 
Evitati gli attacchi, Falco balzò indietro e colpì a sua volta. Sollevando una mano dopo l’altra, richiamò a sé il potere della neve, bombardando gli avversari con una pioggia di palle di neve. Per proteggersi dal fastidioso attacco, il secondo cacciatore mollò la presa, lasciando cadere Pantera. 
- Scappa, qui ci penso io! – 
La ragazzina corse a nascondersi, mentre la giovane sentinella continuò ad affrontare i nemici. Uno dei due, furioso, cominciò ad agitare un enorme pungiglione, fino a quel momento nascosto dietro la schiena. 
- Ora vediamo come te la cavi, moccioso!
Cominciò a sferrare un attacco dietro l’altro e Falco fece fatica a non farsi colpire. 
Concentrato sulla propaggine velenosa della sentinella oscura, perse di vista il secondo cacciatore. Questo lo sorprese avvinghiandolo e immobilizzandolo con delle robuste liane. Falco cercò di divincolarsi, ma vide il pungiglione del cacciatore arrivargli addosso. Poco prima che lo colpisse, Pantera saltò alle spalle della sentinella oscura, afferrandola dal collo. Questa se la scrollò di dosso e la scaraventò su Falco. Lei tentò di usare i suoi poteri per attaccare, ma non riuscì a ottenere nulla di più di un flebile getto d’acqua. 
- Ti ringrazio, ragazzina, avevo giusto bisogno di una rinfrescata. – Ghignò il cacciatore. 
Mentre l’altro tratteneva il giovane scudo, lo scorpione si avvicinava sempre più minaccioso ai due ragazzini ormai pronti al peggio. Un gigantesco falco di ghiaccio apparve dagli alberi, afferrando i due cacciatori fra le zampe e sollevandoli tre metri da terra. Falco d’argento, a cavallo del rapace, schioccò le dita aprendo un varco sotto di loro, saltò giù dalla gelida creatura e la dissolse con un cenno della mano, facendo precipitare nel passaggio le due sentinelle oscure. Appena il varco si fu richiuso si voltò verso i due ragazzi, che avrebbero preferito far da pasto ai cacciatori, piuttosto che dover affrontare il Generale. 
- Pantera, vai in infermeria e fatti visitare da Zebra, poi torna a casa! Questa volta eviterò di far sapere i dettagli dell’accaduto a tuo padre. -
La ragazza obbedì senza osare sollevare gli occhi. 
Lo sguardo di Falco d’argento, tagliente come una lama di bisturi, si posò sul figlio. 
- Hai così tanta fretta di morire da riprovarci subito? –
- Me la sarei cavata anche da solo! –
- Certo… - tacque un momento e continuò. - Non avrei mai potuto credere che esistesse qualcuno più ingrato di tua madre.
Il ragazzino sbottò. 
- Non ho alcun motivo per esserti grato!
Diede un forte spintone al padre e corse via per tornare a casa. Falco d’argento lo seguì con gli occhi finché non scomparve alla sua vista. Sospirò rassegnato e chiamò il suo familiare, uno splendido esemplare maschio di falco pellegrino. Il rapace gli si posò su uno spesso guanto che portava al braccio. Egli lo carezzò con due dita sotto il collo e fino al petto. 
- Remigante, so bene che non ami volare di notte, ma ti prego di assicurarti che il nostro giovane innamorato arrivi a casa sano e salvo.
Il rapace prese il volo, osservando dall’alto il suo obiettivo, senza mai perderlo di vista fin quando non fu al sicuro nel proprio letto.

sabato 3 febbraio 2018

Sei proprio tu, papà? (Quarta parte)

Il giorno successivo, Falco pellegrino era di nuovo perfettamente stabile sulle sue gambe. Zebra non poteva credere ai suoi occhi. 
Anche Dragone e Aquila si erano ripresi quasi completamente, per cui li mandò da soli a fare colazione, raccomandandosi però di non sforzarsi troppo.
Andando verso l’area dei pasti, i tre ragazzi intravidero Falco d'argento mentre dava le ultime indicazioni alle truppe. Qualcosa nell’allenamento mattutino non doveva averlo soddisfatto pienamente. Terminata l’ispezione e dopo una rapida doccia, anche il Generale, insieme ai suoi Consiglieri, si recò a fare colazione.  Le donne avevano già allestito tutto.
Vedendo arrivare il padre, Falco si alzò per allontanarsi, ma fu afferrato da un braccio e fermato, proprio da Falco d’argento. Il ragazzo stava per dire qualcosa quando, al centro dell’area, si aprì un varco dal quale fuoriuscirono Gazzella, Puma e Colomba.
Le tre  donne vennero immediatamente circondate dalle sentinelle di Bosco oscuro, alcune delle quali si lasciarono scappare  qualche apprezzamento poco elegante. Falco grigio si avvicinò alle donne con atteggiamento minaccioso e impertinente.
- Che ci fanno delle belle bamboline come queste a Bosco oscuro? – 
- Attento a quelle “bamboline”, Falco grigio, potresti rimetterci la tua virilità prima ancora di rendertene conto. – Ammonito il fratello minore, Falco d’argento ordinò a Silver hawk di trattenere i ragazzi ed avanzò verso le tre donne. – Che grande piacere avervi qui con noi, care signore. Vi ho lasciate come  ragazze e vi ritrovo donne. -
Gazzella lo fissava austera, mal celando il suo disprezzo per quell'uomo. 
- Generale Falco d'argento! Il piacere è tutto suo e dei porci che la accompagnano. -
Gli uomini di Bosco oscuro cominciarono ad avanzare, attendendo un segnale del Generale per attaccarle e far pagare l’affronto. Falco d’argento, dal canto suo, si limitò ad un sorrisetto canzonatorio.
- Sempre gioviale come un cobra che difende la sua preda, mia cara. Dovresti provare a rilassarti, ogni tanto. –  
- Mi rilasserò quando mi renderai mio figlio! –
- Zephyr ti ha recapitato il mio messaggio, dunque. Temevo avesse paura di farlo.
Gli uomini di Bosco oscuro risero, ma un gesto di Falco d'argento li richiamò all'ordine. 
- Rendimi mio figlio! –
- Non pensi che te ne saresti dovuta preoccupare prima che venisse ferito? –
- Se tu tenessi a bada i tuoi tagliagole, lui non sarebbe rimasto ferito! –
- Se tu lo avessi tenuto sotto controllo, lui non sarebbe incappato nei miei uomini! –
- Per l’ultima volta, rendimi mio figlio!
Il tono di Falco d’argento si fece più aggressivo. - Tuo figlio è anche mio figlio! – Le piombò davanti portandosi faccia a faccia con lei. – A proposito, spero che il mio rito di passaggio sia stato commovente. Hai fatto un bel discorso toccante in mio onore? –
- Quello che ho fatto o detto è stato solo per proteggerlo!
- Proteggerlo da chi? Da me? Da suo padre? – Senza nemmeno rendersene conto, Falco d'argento aveva alzato la voce fino a gridare. Quell’ultima frase, in particolare, era stata detta con un’enfasi che non passò inosservata a nessuno dei presenti, tanto più che l'energia negativa che aveva rilasciato aveva ricoperto di ghiaccio qualsiasi cosa nell'arco di cinquecento metri, costringendo le sentinelle a proteggersi. Solo Gazzella aveva continuato a fissarlo faccia a faccia senza discostarsi un solo momento.
Zebra, accorso attirato dalla confusione, si avvicinò al Generale per calmarlo. Lo incoraggiò a riassumere il controllo di sé, poiché mostrarsi destabilizzato agli occhi di Bosco oscuro, avrebbe potuto avere effetti nocivi sul riconoscimento della sua autorità da parte delle sentinelle. 
Falco d'argento tirò un respiro profondo e ritrovò il dominio di sé.
- Vuoi portarli via, ma hai provato a chiedere ai ragazzi la loro opinione? Magari vorrebbero restare con i propri padri, ora che sono miracolosamente tornati dal Regno degli Spiriti. -
- Figuriamoci! - rispose sprezzante Gazzella, per nulla intimorita dalla manifestazione d'ira di Falco d'argento.  -Il loro posto è a Piccolo bosco delle Ninfe, con noi. -
- In ogni caso, non si sono ancora ripresi completamente dalle ferite. –
- Bene! Dog se ne occuperà, come sempre. –
- Zebra ha iniziato le cure e Zebra le porterà a termine!
Mentre i due continuavano la discussione, le sentinelle osservavano sempre più nervose. Quella donna stava tenendo testa al loro Generale. Il battibecco continuò ancora diversi minuti, finché un gruppo di uomini, capitanati da Falco grigio e fra cui c'erano altri fratelli e nipoti del Generale, non ne poté più. 
- Insomma! Come può essere concesso ad una donna un simile comportamento? Tutto ciò è assolutamente oltraggioso!
Falco d'argento, senza minimamente scomporsi, fece cenno con la mano a Gazzella di aspettare un momento e si voltò a rispondere al fratello. 
- Pensi che sia il caso di prevalere con la forza, Falco grigio? Sai che ti dico, hai ragione! Accomodati pure. Sottometti queste donne!
Si fece da parte e lasciò spazio ai fratelli e agli altri uomini, tutti atterrati nell’arco di pochi minuti.
Gazzella sbottò:
- Basta con queste stupidaggini, non ho tempo da perdere! Voglio solo riavere indietro i ragazzi, così potremo tornare ognuno alle proprie vite, lontani gli uni dagli altri. –
Falco d’argento, incoraggiato da Zebra, fece cenno al suo primogenito di lasciare andare i ragazzini. Falco, ancora dolorante, restò indietro rispetto agli amici. Quando arrivarono dalle proprie madri, esse li ispezionarono per valutarne le condizioni. Fatto ciò, Colomba e Puma presero sotto braccio i figli e aprirono il portale per Piccolo bosco delle Ninfe, traversandolo con loro. Tornando a casa, Dragone e Aquila si voltarono indietro a guardare con tristezza i rispettivi padri.
Mentre Gazzella terminava di controllargli una ferita sotto l’occhio, Falco pellegrino le chiese per quale motivo gli avesse mentito.
- Ne parleremo a casa, Falco. Ora andiamo! – 
Il ragazzino non si mosse, ma chiese spiegazioni più insistentemente.
- Perché mi hai raccontato che era morto in missione? Che bisogno c'era?
Il tono di Gazzella, già abbastanza concitato, si fece più severo.
- Ti ho detto che ne parleremo a casa! -
Falco si agitò ancora di più. 
- Perché mi hai mentito? Ho il diritto di saperlo! –
- Ora basta, Falco!
Nello scatto d’ira, la madre assestò al figlio un forte schiaffo sulla guancia.
Dopo un breve silenzio, si sentì una voce fioca.
- Perdonami, madre. – 
Il ragazzo, mortificato da quel gesto, si scusò, tenne con la mano il punto offeso dalla madre e seguì la donna nel portale, a testa bassa.
Zebra si accostò nuovamente al Generale, sussurrandogli nell'orecchio. 
- “Dolce e timida, quasi fragile”, Signore? Comunque è senza dubbio chiaro da chi il ragazzo abbia preso il suo carattere.-
Una risata canzonatoria si levò in tutto l'insediamento, rompendo il silenzio imbarazzante lasciato dalle donne. Le sentinelle derisero Falco grigio e gli altri uomini atterrati da Gazzella, Puma e Colomba, ma l'arroganza li portò a prendersela anche e soprattutto con quel ragazzino ibrido, schiaffeggiato in pubblico dalla propria madre.
Una sentinella più di tutti, Black hawk,  fratello completo della guardia reale Golden hawk, forzò la mano sul discorso. 
- Assurdo che si sia lasciato trattare così da una donna. Quel ragazzino se l'è fatta sotto al pari di una femminuccia piagnucolosa! -
Nell'ilarità generale, Falco d'argento continuava a fissare il punto in cui si era richiuso il portale verso Piccolo bosco delle Ninfe.
- Non posso credere che lo abbia schiaffeggiato davanti a tutti. - disse in tono assorto. - Non ha pensato minimamente a cosa possa significare per lui una tale umiliazione? -
Zebra, rimasto vicino a lui, non poté che condividere il suo pensiero.
- Colpito da una donna davanti all'intera Bosco oscuro... Mi chiedo se quel ragazzo troverà il coraggio di farsi rivedere in giro. -
Sentendo ancora ridere le sentinelle di Bosco oscuro, Falco d'argento si spostò verso la sorgente di tutto ciò. La folla si apriva lentamente per lasciarlo passare e gli uomini cui si avvicinava ammutolivano. Ad ogni passo, il terreno dietro di lui veniva ricoperto di un pesante strato di spesso ghiaccio. Continuò a muoversi finché non raggiunse Black hawk, ancora ilare nei confronti del ragazzo. Incrociò le braccia sul petto fissandolo rabbiosamente, mentre la sua aurea gelida lo avvolgeva in un'abbagliante luce azzurra. Lui si voltò a guardarlo e ammutolì. Scrocchiandosi le dita, Falco d'argento parlò al fratellastro con freddezza crudele.
- Non sono tua madre, ma sono certo che comprenderai ugualmente il tuo errore. -
Passò poco più di un minuto e Dragoon e Golden eagle dovettero intervenire per placare l'amico, mentre Zebra, sospirando, trascinava Black hawk in infermeria.

mercoledì 31 gennaio 2018

Sei proprio tu, papà? (Terza parte)




Finito di pranzare e predisposti gli impegni pomeridiani, Falco d'argento si avviò di nuovo verso l'infermeria. Trovò i tre ragazzi addormentati, mentre Zebra faceva l'inventario di ciò che gli occorreva. Vedendo il Generale lo invitò a restare, mentre lui si recava a procurarsi alcune cose che gli sarebbero potute servire. Falco d'argento sedette nuovamente accanto al letto del figlio, osservandolo in silenzio. Ripensò ai discorsi fatti durante il pranzo, cercando di capire per quale motivo le madri avessero mentito ai ragazzi. Sentì Falco lamentarsi nel sonno, gli pose una mano sulla fronte e sentì che era molto caldo. Sospirò e si sentì assalire da una profonda angoscia. Restò seduto a lungo vicino al figlio, senza il coraggio di allontanarsi. Zebra non era presente e se uno dei ragazzi si fosse sentito male era preferibile che ci fosse qualcuno. 
Quando il curatore tornò, circa un'ora dopo, trovò il generale seduto con la testa nascosta fra le mani, talmente assorto nei suoi pensieri da non rendersi conto di non essere più solo. Gli pose delicatamente una mano sulla spalla per farlo accorgere della sua presenza. 
- Questo suo sconforto è dovuto alle condizioni del ragazzo o al fatto che sia “orfano” di padre, Signore? -
Falco d'argento si alzò.
- Nessuno sconforto, Zebra, stavo solo riposando! –
- Certo… - rispose il curatore.
Chiuse la porta dell'infermeria in modo da non essere disturbato e tornò ad avvicinarsi a Falco d'argento. 
- Signore, con tutto il dovuto rispetto, l’ho vista nascere, crescere, cadere, rialzarsi e comandare. Ho curato le Sue ginocchia sbucciate quando aveva l’età di questi ragazzi e le Sue ossa rotte quando si è riguadagnato il rispetto di tutta Bosco oscuro, cosa non facile viste le premesse. Ho ascoltato i Suoi sfoghi e i Suoi dispiaceri. So bene quali siano i Suoi sentimenti. La parte dello spietato Generale, cinico e insensibile, dovrà recitarla con qualcun altro, sono spiacente.
Falco d’argento si rilassò. Sapeva bene di poter contare su Zebra, si era confidato molte volte con lui da giovane e il curatore non aveva mai tradito la sua fiducia.
- Sai che potrei farti uccidere per questa tua sfrontataggine, Zebra? –
- Correrò il rischio, Signore, se questo potrà aiutarla a rasserenarsi.
Falco d’argento torno a sedersi. Respirò profondamente e chiuse gli occhi per calmarsi. 
- Non mi aspettavo che accadesse una cosa simile, Zebra. Ha rischiato di morire e, forse, lo rischia ancora. –
- Su questo posso rassicurarla subito, Signore. Il ragazzo si sta avviando verso la guarigione. Non lo avrei fatto alzare, altrimenti. Non nego di esserne rimasto incredibilmente sorpreso. Questo giovanotto è molto più robusto di qualsiasi ragazzo di Bosco oscuro della sua età e ha una capacità di recupero incredibile. –
- Come sua madre! Uno scudo eccezionale, quella donna.
Zebra vide lo sguardo del Generale farsi languido. 
- È ancora molto legato a lei, non è vero?
Falco d’argento si mise a ripensare a Gazzella e a 15 anni prima, sul Lago delle Fate. 
- E pensare che all'inizio era solo un'attrazione fisica… non avrei mai creduto di poter finire così. Volevo solo divertirmi un po’, non certo metterci su famiglia. Quella donna era una sfida, talmente ribelle e aggressiva da rivelarsi irraggiungibile... –
- E quindi eccitante. – Concluse Zebra.
- Già! - Sospirò Falco d’argento.
- E poi cos’è cambiato? –
- Quella notte stessa, quando riuscii a possederla, qualcosa in lei cambiò. Si mostrò dolce e timida, quasi fragile. Capii che tutto quello che aveva mostrato fino a quel momento era solo una facciata. Sembrava che cercasse protezione, per quanto assurdo potesse sembrare. –
- In effetti… -
- Non fraintendermi, era pur sempre una furia scatenata, testarda e con la testa più dura del granito, ma diversa.
Zebra sorrise.
- Forse è per questo che cercava un uomo più forte di lei? Per sentirsi protetta e poter essere sé stessa almeno in intimità. –
- Non so dirtelo. In ogni caso, quando ho provato quella sensazione, non me la sono più sentita di lasciarla. Ho capito che volevo solo restarle accanto. – Sospirò, ridendo di sé stesso. – Il resto lo sai. –
- È davvero sicuro, Signore, di non aver provato questi sentimenti già da prima e averne unicamente preso consapevolezza in quel momento? –
- Gazzella era senza dubbio divenuta un’ossessione, non lo nego, ma… -
Sentì uno dei ragazzi agitarsi e si zittì. 
- Sarà meglio continuare il discorso in un altro momento – disse.
Uscì dall’infermeria e lasciò Zebra al suo lavoro.
Quella sera i ragazzini furono nuovamente accompagnati nell'area dei pasti. Parlarono poco, ma mangiarono tutti e tre voracemente. Quando ebbero finito, Falco pellegrino chiese di poter parlare e, una volta accordato il permesso, domandò se e quando gli sarebbe stato concesso di tornare a casa.
- Hai paura di restare qui? – chiese Falco d’argento.
- No, Signore, ma non è questo il nostro posto. – 
- Perché no? Avete sangue di Bosco oscuro nelle vene esattamente nella stessa percentuale di quello di Piccolo bosco delle Ninfe, non c'è proprio alcun motivo per cui non dovreste fermarvi.
Il ragazzo tacque preoccupato, ma Falco d'argento lo rassicurò.
- Non temere, non appena sarete guariti potrete tornare a casa. –
- E quanto ci vorrà? – chiese Aquila. Sentendosi osservata la ragazza arrossì violentemente e si affrettò ad aggiungere: - sapete, le nostre madri saranno molto preoccupate. -
- Oh, se è solo questo a preoccuparvi, rimediamo subito. Ho giusto qualche parolina da riferire a qualcuno che conoscete.
Falco d'argento si concentrò e dopo qualche secondo di silenzio disse:
- Vieni a Bosco oscuro. Subito! Ho qualcosa da dirti.
Un attimo dopo, in un mulinello d'aria comparve Zephyr.
- Nove anni lontano non ti hanno cambiato per niente! Si può sapere cosa vuoi all’ora di cena, razza di rompiscatole? –
Alla sua vista, tutti i membri di Bosco oscuro si innervosirono, cominciando a bisbigliare concitatamente, mentre i tre ragazzini furono colti dall'entusiasmo. 
- Zio Zephyr, sei proprio tu? –
- Eh? - l'elementale dell'aria li vide. – E voi cosa ci fate qui?
- Oh, un piccolo incidente. Rinoceronte li ha scambiati per dei bersagli mobili e li ha feriti. Fortunatamente invece di ucciderli ha pensato di chiedere la mia opinione. – Rispose sardonico Falco d’argento.
- Strano! – esclamò Zephyr.
- Oh, c'è qualcosa di molto più strano in questa storia… - gli occhi del generale erano ridotti a due fessure mentre guardava l'amico con ira repressa. – 
- Ovvero? – 
- Te lo dirò in privato! Intanto saresti così gentile da comunicare alle loro madri che i ragazzi sono qui, al sicuro? –
- Siccome Golden hawk, nove anni fa, non è riuscito ad ammazzarmi, hai deciso che debbano farlo ora Gazzella e le altre? –
- Cosa c'entra Golden hawk? – Falco d’argento cadde dalle nuvole e Zephyr sorrise. 
- Ero certo che non ne sapessi nulla. In ogni caso, scordatelo! Come hai chiamato me telepaticamente, comunicalo a loro. “Ambasciator non porta pena” non è un detto valido con quelle tre arpie. –
- Non mi risulta che Horse sia molto più docile. – Rispose Dragoon scocciato.
- Non ti risulta nemmeno che sia trapassata nove anni fa insieme a mio figlio, eppure è successo.
Falco d’argento, Dragoon e Golden eagle lo guardarono ad occhi sbarrati. 
- Cosa hai detto? – chiese Falco d’argento.
- Golden hawk mi ha fatto visita la notte in cui… - Si bloccò, guardò i ragazzi e concluse – la notte in cui. –
- Ma di che diamine stai parlando? Golden hawk non può entrare a Piccolo bosco delle Ninfe! –
- Ha trovato il modo di farlo.
Tutte e tre le sentinelle si misero a sedere. Falco d'argento diede un pugno contro un masso accanto a lui. 
- Dannazione Zephyr, non ne sapevo nulla. Io… -
- Tu non c’entri, Falcorn. Ho corso un rischio e l’ho pagato.
Il giovane Falco pellegrino saltò malamente in piedi.
- Hai detto “Falcorn”, zio Zephyr? –
- Oh, oh! – Zephyr si morse il labbro. – No, no, ho detto… che ho detto? -
- Non guardare noi, Zephyr. I morti non parlano. – Dragoon sollevò le braccia in segno di resa.
- Non parlano, però a quanto pare stanno al comando di un intero Bosco. – Silver hawk lo sottolineò con una soddisfazione crudele, volendo fare del male nel profondo ai giovani ibridi. 
- E va bene, giù il sipario.- Falco d’argento guardò Zephyr mentre si dava una manata sulla fronte. – Non credo tu possa inventare altre scuse, a questo punto, Zephyr, a meno che non li ritieni totalmente stupidi.
Zephyr scosse la testa. 
- Tu sei… - le parole morirono in gola a Falco pellegrino mentre, barcollante, tentava di avvicinarsi al generale. 
- Falco d’argento, Generale di Bosco oscuro e tuo padre. – 
L'espressione del ragazzino si riempì di rabbia, mentre dal suo corpo prese a scaturire un'impressionante energia fredda. 
- Ho la sensazione che non l’abbia presa bene… - 
- Tu dici Zephyr? Il tuo intuito è sconvolgente… - Falco d'argento tentò di avvicinarsi al figlio per calmarlo ma, appena lo sfiorò, questo gli gridò contro a squarciagola.
- NON MI TOCCARE! –
- Ohi, ohi! – Zephyr lo guardò allarmato.
L’energia prodotta dal ragazzo scaturì in una forte onda d’urto che si diramò tutto intorno, ghiacciando le superfici incontrate. Ripreso il controllo, Falco corse via. Falco d’argento tentò di andargli dietro, ma Zephyr lo fermò.
- No! –
- Perché? –
- Perché, se lo conosco, è meglio lasciarlo andare. Nelle sue condizioni non si allontanerà molto, comunque. –
- Le sue condizioni? Devo dire che mi sembra si sia ripreso… - il generale indicò il caos lasciato dal ragazzo, ma Zephyr rise.
- Se lo avessi visto arrabbiato quando era in forma non la penseresti così. È proprio figlio tuo! -
Dragone e Aquila si avvicinarono a Zephyr e Falco d’argento; quest’ultimo non disse nulla, ma gli indicò Golden eagle e Dragoon. I due sorrisero e gli si avvicinarono.
- Posso toccarti o rischio che si scateni un terremoto? – chiese Dragoon al figlio.
- Sei davvero tu? Sei mio padre?
Dragoon annuì. Avrebbe voluto dire qualcosa,  ma venne distratto da Golden eagle che per poco non gli cadde addosso quando la figlia gli si lanciò contro per abbracciarlo.
- Da un eccesso all’altro. – disse. 
L’elementale del fuoco sorrise imbarazzato, con la figlia stretta a lui, senza nessuna intenzione di mollare la presa.
- Be’, si dice che le donne siano più sensibili, no? Cos’è che dovrei fare, ora? – 
- Sai,  Golden eagle, credo che lei gradirebbe molto se tu rispondessi all’abbraccio. – disse Zephyr beffardo. 
Sebbene con un certo imbarazzo, l’elementale del fuoco cinse a sé la ragazza. Le sentinelle di Bosco oscuro osservavano la scena con la stessa espressione di chi sta per vomitare. Con una certa sorpresa, il padre di Aquila si rese conto che, in fin dei conti, quella situazione gli risultava abbastanza piacevole, mentre la ragazzina si stringeva a lui ancora più forte. D’improvviso la sentì tremare.
- Cosa ti succede? Perché tremi, adesso?
La ragazza nascose il viso nel petto del padre, che sentì la maglia divenire calda e umida in quel punto. 
- Ehi, piccola… -
- Mi sei mancato tanto, papà!
Come un fulmine a ciel sereno, quell'esternazione della ragazza lo colpì nel profondo. Golden eagle crollò in ginocchio insieme alla figlia, abbracciandola più forte di quanto non stesse facendo lei e più di quanto lui stesso avrebbe mai immaginato. Avrebbe voluto risponderle, ma forse la sua natura di sentinella di Bosco oscuro glielo impedì.
Dragoon mise un braccio intorno alle spalle del figlio, intento a guardare l’amica. Il ragazzino si accostò con la testa al suo torace e chiuse gli occhi,  respirando lentamente. Entrambi rimasero in silenzio. Solo quando si fu scostato, il padre gli parlò.
- Tu che lo conosci bene, sai dirmi perché Falco pellegrino ha reagito così? –
- Non lo so, mi dispiace. – 
- Non importa, tranquillo. –
- Piuttosto sarà il caso che qualcuno vada a cercarlo. – osservò Golden eagle, con ancora Aquila avvinghiata addosso.
Dragone scosse la testa. 
- Zio Zephyr ha ragione. Quando è così è meglio lasciarlo stare. Ritornerà da solo appena se la sentirà. –
- Ma in quelle condizioni potrebbe sentirsi male e non riuscire a tornare. – osservò Falco d'argento. 
Il giovane ariete scosse la testa di nuovo.
- No, non Falco. Finché si regge sulle sue gambe non corre questo rischio. –
- Finché si regge sulle gambe, appunto! – 
Zephyr si mise a ridere.
- Non fare il padre apprensivo Falcorn. Dragone ha ragione. Con quella piccola peste non c'è pericolo, soprattutto finché ha addosso quell’umore. Adesso terrebbe lontani anche i distruttori. –
- Non sono affatto apprensivo, solo non mi convince il fatto di lasciarlo solo, soprattutto poco dopo aver subito un trauma come quello. –
- Be’, immagino che ritrovare suo padre vivo dopo nove anni che lo ha pianto sia stata una bella botta, ma non mi preoccuperei più di tanto. –
- Per quanto riguarda questa storia, la colpa è solo tua che hai permesso che gli mentissero. Io, comunque, mi riferivo all'attacco di Rinoceronte. –
- Ah. Be’, se la tua paura è solo quella puoi stare tranquillo. A Piccolo bosco delle Ninfe avrebbe già ripreso ad allenarsi. È degno figlio di sua madre, quel ragazzino. Ha la pellaccia coriacea e la testa dura come il granito; in ogni senso!
- Se è testardo come sua madre posso comprendere la sua reazione.
Falco d'argento scosse la testa e si rassegnò ad attendere che il figlio si decidesse a tornare da solo e, sebbene lo avrebbe negato fino alla morte, il pensiero gli causava una pesante angoscia.


Falco Pellegrino era poco lontano. Sfogava la sua rabbia dando forti pugni a dei grossi massi, incurante del dolore fisico che provava ancora. Si fermò sentendo un rumore e si pose in assetto da difesa.
- Chi va là? –
Non ricevendo risposta si diresse verso la sorgente del rumore. Scostò i rami di alcuni cespugli e sorprese la stessa giovane della mattina, che lo osservava. Trovandoselo davanti la ragazza corse via di nuovo. Cercò di chiamarla ma lei non si fermò.
- Ma che strana. – Pensò.
Si girò di scatto sentendo qualcuno dietro di lui e vide Black panther. La donna si scusò per averlo disturbato.
- Cercavo mia figlia. – disse. 
- Se è una ragazza con i capelli lunghi che ha più o meno la mia età, è appena corsa in quella direzione. –
- La ringrazio, Signore. Starà tornando a casa.
Falco si stupì del rispetto con cui gli parlava quella donna. In fin dei conti aveva solo quattordici anni ed era uno straniero.
- Mi chiamo Falco. Perché mi da del lei?
La donna gli dedicò un sorriso gentile. 
- È un uomo. E il figlio del Generale. È mio dovere mostrarle rispetto. –
Vide i segni dei colpi sulle mani del ragazzino. 
- Mi sembra turbato. –
- Scoprire, dopo nove anni, che mio padre non è morto ma ha semplicemente abbandonato la mia famiglia, non è esattamente la notizia che mi aspettavo di ricevere.
- Non dovrebbe essere felice di sapere che è vivo? –
- Non in queste circostanze. – Sbuffò il ragazzo.
Black panther cercò di comprendere il pensiero del suo giovane interlocutore e non disse nulla; lasciò che decidesse da solo se parlare o meno. Lui decise di tacere. 
Dopo qualche minuto di silenzio, la donna si congedò, osservando che era tardi e che non era prudente restare allo scoperto a quell'ora. Si trovavano pur sempre nel Regno di nessuno. Da questo punto di vista, l'idea di restare solo in un luogo che non conosceva, non entusiasmò Falco. Il ragazzino seguì meccanicamente Black panther e questa, quando se ne rese conto, lo condusse all’infermeria. Giunti all’ingresso la ringraziò gentilmente per l'aiuto ed entrò. Tornando verso il suo rifugio, la donna si imbatté nel Generale, che attendeva il ragazzo nelle vicinanze. 
- Non era poi così inavvicinabile, in fondo. – osservò lui.
- Forse si trova più a suo agio con una figura materna, Signore. –
- È possibile! –
- Con il Suo permesso, Generale. È ora che torni a casa.
La donna si allontanò.
- Black panther! -
Sentendosi chiamare ella si voltò.
- Grazie!
Trasalì a quel ringraziamento così sincero. Comprese che il Generale doveva essere stato davvero in pena per il ragazzo. Lo guardò con dolcezza, come una madre farebbe con un figlio spaventato, e si avviò verso casa. 








Una storia nata da un sogno (Presentazione) - Prologo - Un falco dalle piume argentee (Prima parte) -  Un falco dalle piume argentee (seconda parte) - La sentinella (prima parte) La sentinella (seconda parte) - Come tutto ebbe inizio (prima parte) Come tutto ebbe inizio (seconda parte) - Come tutto ebbe inizio (terza parte) - Come tutto ebbe inizio (quarta parte) - Come tutto ebbe inizio (quinta parte) - Come tutto ebbe inizio (sesta parte) - Come una lepre a marzo - Non è facile fare il papà (prima parte) - Non è facile fare il papà (seconda parte) - Non è facile fare il papà  (terza parte) - Guai in vista (prima parte) - Guai in vista (seconda parte) - Guai in vista  (terza parte) - Guai in vista (quarta parte) - Ritorno a Bosco oscuro  (prima parte) - Ritorno a Bosco oscuro  (seconda parte) - Ritorno a Bosco oscuro  (terza parte) - Sei proprio tu, Papà? (Prima parte) - Sei proprio tu, papà? (Seconda parte) -

lunedì 29 gennaio 2018

Sei proprio tu, papà? (Seconda parte)

All'esterno, gli altri membri di Bosco oscuro osservavano Dragone e Aquila come se fossero bestie rare. Solo gli uomini erano presenti, mentre le donne erano in disparte, intente a preparare il pranzo.
Silver hawk li guardava mal celando il disprezzo che provava nei loro confronti. 
- Dite un po’, ragazzini: i vostri padri non vi hanno insegnato che non si sta in giro da soli nel Regno di nessuno, alla vostra età?
Piuttosto turbati da quella strana situazione, i due ragazzi abbassarono il capo. Fu Dragone a rispondere.
- I nostri padri sono morti durante una missione nove anni orsono, Signore. Viviamo con le nostre madri nel Regno di nessuno  da alcuni anni. Stavamo facendo una pausa da un allenamento. – Sospirò sconsolato. -  Zia Gazzella si arrabbierà moltissimo quando saprà cosa è accaduto. Dice sempre che non dobbiamo mai abbassare la guardia.
Dragoon, raggelato dalle parole del figlio, tentò di rispondere nel modo più naturale possibile, mentre gli altri membri di Bosco oscuro guardavano lui e Golden eagle con fare divertito.
- Tua zia ha ragione. È molto pericoloso distrarsi nel Regno di nessuno.
Una sentinella ironizzò:
- Già, con tutte le sentinelle di Bosco oscuro che ci sono in giro.
Si levò una risata generale, ma i presenti vennero fulminati da uno sguardo furente di Golden eagle e Dragoon.
In quel momento il Generale raggiunse il resto del gruppo e Zebra, vedendolo, si congedò per tornare in infermeria.
Silver hawk si rivolse a suo padre.
-  Ha saputo, Generale? I nostri ospiti sono orfani di padre. Sembra che i tre genitori siano deceduti in missione nove anni fa.
Falco d’argento tentennò.
- Ma non mi dite? -
- Sì, SignoreCosì hanno appena riferito. -
- Conoscete i loro nomi? – chiese un’altra sentinella ai ragazzini.
- Certamente, Signore. – Aquila intervenne indispettita. – Falco d’argento, Dragoon e Golden eagle, erano i loro nomi!
- Che strano! – Asserì un altro, continuando a fare il finto tonto. – Non sembrano nomi tipici di Piccolo bosco delle Ninfe. –
- Loro provenivano da Bosco oscuro, Signore. – Dragone sembrava impacciato.
- Allora perché avete tanta paura di quel Bosco? – chiese Falco d’argento
- Perché portiamo la divisa di Piccolo bosco delle Ninfe, Signore, e perché i nostri padri erano dei reietti instauratosi nel nostro Bosco dopo essere stati soccorsi.
Falco d’argento annuì, rispondendo sovrappensiero.
- Saggio ragionamento.
Era evidente che i ragazzi conoscessero bene tutta la storia, salvo il vero motivo della loro partenza. Notò, però, che entrambi osservavano con perplessità i rispettivi padri.
- Be’, ora basta tirare in ballo queste tristi storie, è ora che mettiate qualcosa nello stomaco. – Batté due volte le mani e chiamò a gran voce. – Black panther!
La donna fece capolino, inchinandosi umilmente.
- Ha chiamato, Signore? –
- Sì. Offri del cibo ai nostri giovani ospiti.
La donna eseguì. Preparò due piatti e li porse a Dragone e Aquila reale. Quando il giovane ariete ricevette il piatto,  ringraziò educatamente la donna, che rimase bloccata a fissarlo con gli occhi sgranati. Lui ne rimase sorpreso.
- Ho forse detto qualcosa che non va?
Falco d'argento scoppiò in una risata.
- No! No, giovanotto, sei solo stato ben educato. Vai, Black panther, finisci il tuo lavoro. – 
La donna si scosse e consegnò il piatto anche alla piccola Aquila, che ringraziò altrettanto educatamente. Osservò anche lei con aria sorpresa, sebbene per diversi motivi. Non aveva mai visto una donna in divisa. 
- Perdonatela. Non è abituata a questo tipo di comportamento, né tantomeno a una ragazza come  Aquila. –
- Non capisco cosa abbiamo fatto di strano. – rispose timidamente Dragone.
Falco d’argento rise di nuovo e scosse la testa.
- Nulla, state pure tranquilli e mangiate.
I ragazzini mangiarono con gusto e ben presto Black panther e le altre donne servirono anche gli uomini di Bosco oscuro, cominciando dal Generale. Silenzio di tutti, con ulteriore chock di Black panther e delle altre donne, si verificò quando Dragone prese il suo piatto e quello dell’amica, ancora piuttosto debole, e si recò a porgerlo alla donna, in prossimità del braciere vicino al quale si trovava, ringraziandola per il pasto. Gli uomini di Bosco oscuro avevano sempre atteso che fossero le donne a ritirare i piatti vuoti e certamente non avrebbero mai ringraziato una di loro.
Durante il pranzo, tornò a raggiungerli Zebra.
- Guardate un po’ chi si è unito a noi. Fa piano piccolo, poggiati a me.
Dolorante e mal fermo sulle proprie gambe, sostenuto dal curatore, il giovane Falco pellegrino si avvicinava lentamente alle altre sentinelle.
Vedendolo, i due amici gli corsero incontro.
- Falco! – Chiamarono all’unisono.
- Ciao ragazzi! -  rispose flebilmente.
Zebra intervenne.
- Su giovanotti, non con troppo entusiasmo. Il vostro amico è ancora molto debole. Aiutatemi a farlo sedere, vi va?
I due ragazzi annuirono. Dragone creò dal terreno una seduta di terriccio, che ricoprì di foglie secche.
- Così starai più comodo.  –
Aquila, subito soccorsa dallo stesso Dragone, si prodigò ad afferrarlo dal lato opposto a Zebra, aiutandolo a sedersi lentamente.
- Siete degli assistenti perfetti! – Ammiccò il curatore.
I tre ragazzini risero e Falco concluse con un poco incoraggiante colpo di tosse. I due amici gli sedettero accanto e Falco d'argento si alzò e andò ad accostarsi al figlio, chinandosi sulle ginocchia per stare all’altezza del suo viso. 
- Come ti senti, ragazzo?
Falco pellegrino non rispose, ma guardò fisso la sentinella davanti a lui. La sua voce lo scosse notevolmente.
Dragone vedendo accostati i visi dei due, iniziò a passare rapidamente lo sguardo dall’uno all’altro. Diede un colpo di gomito all’amica e gli fece cenno con la testa verso Falco e il suo interlocutore. Anche Aquila reale cominciò a fissarli.
- Si somigliano, eh! – le sussurrò Dragone nell’orecchio.
Improvvisamente, guardandosi intorno,  si  resero conto che c'era qualcosa che prima non avevano notato. Alcune delle sentinelle presenti avevano dei tratti molto, troppo, rassomiglianti ai loro. Dragone ricordò perché gli sembrava di aver già visto la divisa di quegli uomini. Balzò in piedi ma ricadde indietro, pallido come un fantasma.
- Bosco oscuro! È la divisa di Bosco oscuro! Mio padre ne aveva una identica conservata in un baule al rifugio!
Aquila e Falco lo guardarono. D’istinto lo scudo tentò di alzarsi per aiutare l'amico a rimettersi in piedi, ma le gambe non lo ressero e crollò fra le braccia di Falco d'argento, che prontamente lo rimise a sedere.
- Sei troppo debole per alzarti. Sta giù! – La voce del Generale era autoritaria, ma non intimidì il ragazzo. 
Aquila porse una mano a Dragone per rialzarsi.
- Ne sei assolutamente certo, Dragone? – 
- Certissimo! Mio padre lasciava che ci giocassi. Era molto rovinata, ma era sicuramente uguale alle loro. E poi non è solo questo. – Si fermò un secondo per riprendere fiato e deglutì forte. - Guardatevi intorno! Ricordate cosa ci dice sempre zio Zephyr? “Se mai incontrerete un membro di Bosco oscuro, appartenente alle famiglie da cui provenite, lo riconoscerete subito. È impossibile non notare la somiglianza con voi.” –
- Non vi ha detto altro, lo “zio Zephyr”? – Chiese Falco d’argento.
- Sì! – Aquila lo guardò, seriamente preoccupata. – Ci ha detto di tenerci lontano da voi, perché potreste costituire un pericolo.
Notando lo sguardo spaventato dei ragazzi, Falco d’argento tentò di assumere un tono più rassicurante.
- Ha ragione! Infatti non tutti gradiscono la vostra presenza, qui. Ma dal momento che io non ho nulla contro di voi, non dovete avere paura. Nessuno vi farà del male. Anzi, - La sua voce si fece imperiosa. – Rinoceronte vuole scusarsi con voi per avervi colpiti alle spalle. Non è forse vero?
La sentinella emise una sorta di flebile ruggito.
- Non è forse vero? – ripeté spazientito Falco d'argento. 
- Certamente, Signore. Stavo giusto per farlo.
- Quindi è stato uno di voi a colpirci? – chiese Aquila, spaventata.
- È così, ragazzina. E vi avrei uccisi se il vostro amico non fosse riuscito a intercettare il colpo. L'unico motivo per cui siete ancora in vita sono quei medaglioni che portate al collo. –
- Basta così, Rinoceronte! - Tuonò Falco d'argento. - Non c'è nessun motivo di spaventarli oltre. –
- Perché i nostri medaglioni… -
- Credo sia ora che torniate a riposare, ragazzi. Non vi fa bene agitarvi così tanto nelle vostre condizioni. – Il Generale non lasciò spazio ad obiezioni. 
I tre ragazzini erano terrei in viso. Non sapevano cosa aspettarsi. La curiosità, tuttavia, era forte e, mentre alcune sentinelle li aiutavano a rialzarsi per tornare in infermeria, Falco si rivolse a quello che, ancora, non sapeva essere suo padre.
- Lei è il Generale di Bosco oscuro, Signore? –
- Sì, ragazzo. –
- Perché ci protegge?
Falco d'argento sorrise teneramente a quella domanda. Il dolore di sapere che il figlio non lo potesse riconoscere era molto, ma altrettanto era il timore della sua possibile reazione. Nello stato in cui si trovava, non voleva farlo agitare più di quanto già non lo fosse. 
- Perché siete figli di Bosco oscuro, sebbene cresciuti lontano da qui. – rispose.
- E Lei non è mai stato a Piccolo bosco delle Ninfe, Signore?
- Perché mi poni questa domanda? 
- Perché ho la sensazione di aver già sentito la Sua aurea e la Sua voce, Signore.-
Zebra accorse in aiuto del padre del ragazzo.
- Il Generale è un Falco pellegrino come te. Probabilmente è per questo che ti sembra familiare. –
- Forse… -
Improvvisamente il ragazzino si interruppe, restando in silenzio. Il suoi occhi fissavano incantati un punto lontano, dietro gli uomini che lo osservavano. Il Generale seguì la direzione in cui guardava il figlio e scorse la terzultima figlia femmina di Leopardo, la giovane Pantera, che sbirciava di nascosto. Quando si rese conto di essere stata vista, la ragazza corse via. L’angolo sinistro della bocca di Falco d’argento si allungò in un leggero sorriso.
- Cos’è che stavi dicendo,  ragazzo?
Falco si scosse.
- Eh? Ah! Nulla di importante.
Il generale fece un cenno e i ragazzi furono accompagnati nuovamente in infermeria.



Una storia nata da un sogno (Presentazione) - Prologo - Un falco dalle piume argentee (Prima parte) -  Un falco dalle piume argentee (seconda parte) - La sentinella (prima parte) La sentinella (seconda parte) - Come tutto ebbe inizio (prima parte) Come tutto ebbe inizio (seconda parte) - Come tutto ebbe inizio (terza parte) - Come tutto ebbe inizio (quarta parte) - Come tutto ebbe inizio (quinta parte) - Come tutto ebbe inizio (sesta parte) - Come una lepre a marzo - Non è facile fare il papà (prima parte) - Non è facile fare il papà (seconda parte) - Non è facile fare il papà  (terza parte) - Guai in vista (prima parte) - Guai in vista (seconda parte) - Guai in vista  (terza parte) - Guai in vista (quarta parte) - Ritorno a Bosco oscuro  (prima parte) - Ritorno a Bosco oscuro  (seconda parte) - Ritorno a Bosco oscuro  (terza parte) - Sei proprio tu, Papà? (Prima parte) -