venerdì 10 novembre 2017

Guai in vista (terza parte)

Golden hawk attendeva con impazienza,  chiedendosi se il fratello e gli altri avessero abbastanza fegato per ricomparire. Andava avanti e indietro, osservando i prigionieri, legati mani e piedi, con lo sguardo sadico. Qualche volta si fermava davanti a qualcuno di essi e lo colpiva violentemente, solo per il gusto di sentirlo gemere di dolore.
- Vedete cosa accade a impicciarsi nei fatti altrui? Se il vostro bosco non avesse aiutato quei traditori, voi ora non sareste in questo brutto guaio. -
Una delle sentinelle era accasciata a terra, priva di sensi. Golden hawk l'aveva colpita ripetutamente, fino a tramortirla. Era un giovane scudo. Lui provava più gusto a torturare gli scudi.
Continuava a camminare avanti e indietro, fino a quando si fermò a scrutare uno degli ostaggi che effettuava degli strani movimenti. Questo, come lo vide fermo davanti a lui, si bloccò e abbassò la testa. 
- Cosa stai facendo? - sibilò la guardia reale afferrando la sentinella per il collo. 
Si rese conto che il ragazzo aveva liberato i piedi e le mani e stava tentando di liberare anche il compagno vicino, senza dare nell'occhio. 
Golden hawk lo scaraventò a terra. Gli occhi sfilati iniettati di sangue. 
- Forse è necessario un altro avvertimento per voi pezzenti. -
Si preparò a colpire. L'intenzione era quella di uccidere. La sentinella si mise velocemente in piedi, tentando di fuggire, ma i membri di Bosco oscuro lo bloccarono. Una fitta rete di frecce di ghiaccio si diresse verso il ragazzo, mentre i suoi aguzzini osservavano la scena con soddisfazione. Ormai pronto al peggio, il giovane tentò istintivamente di ripararsi con le braccia e strinse gli occhi più forte che potè, attendendo che i dardi lo raggiungessero. Sentì il suono delle frecce che gli passavano accanto, poi delle grida, ma nulla lo colpì. Aprì lentamente un occhio per capire cosa fosse accaduto e vide una lastra di roccia a sua protezione. Poi sentì una voce:
- Non ti fai ribrezzo, Golden hawk? - Non capiva bene da dove provenissero quelle parole, ma proseguirono con decisione. - Sapevo già che sei un vile, ma certo non mi aspettavo che lo fossi fino a questo punto. -
Individuò il punto da cui sentiva parlare. Sopra di lui, fermi in volo ad ali spalancate, si trovavano Falco d'argento, Zephyr, Golden eagle e Dragoon. Quest'ultimo aveva elevato la lastra di roccia a sua protezione. I quattro  gli atterrarono davanti, dandogli le spalle. Zephyr voltò la testa per guardarlo con la coda dell'occhio. 
- Tutto a posto Cervo? Sembra che siamo arrivati giusto in tempo. Ora vi tiriamo fuori da questa situazione poco piacevole.  
Il ragazzo lo guardò con riconoscenza.
- Golden hawk, noi siamo qui. Ora lascia andare loro e sbrighiamocela fra noi. Sempre... Se hai il coraggio di batterti lealmente. - Falco d'argento sfidò apertamente il fratello, il quale non sembrò far caso alla provocazione. Ora, il suo unico pensiero, era soddisfare la richiesta del generale di Bosco oscuro. Si rivolse ai suoi uomini:
- Dragoon, Zephyr e Golden eagle non sono importanti, potete ucciderli insieme ai membri di Piccolo bosco delle Ninfe, ma Falco d'argento no. Lui è atteso con impazienza dal Generale. Lui è mio!  -
Dog ironizzò:
- Ecco, lo sapevo. Come al solito per noi nessuna considerazione. - 
Zephyr ribattè:
- Ti senti trascurato, Dog? Cosa pretendi da uno che non sa nemmeno rispettare i patti.
Golden hawk rispose sprezzante, prima di partire in attacco:
- Quali patti? Io non ho mai detto che, una volta avuti voi, li avrei lasciati andare. Non l'ho mai nemmeno pensato. - Ghignò e si lanciò contro il fratello. 
Falco d'argento parò prontamente l'attacco e rispose con veemenza. Respinse Golden hawk e senza mai perderlo di vista si rivolse agli amici. 
- Dragoon, metti più distanza possibile fra te e questo codardo. Non devi assolutamente farti colpire da lui. Assicurati che non ci siano altri falchi e  se ci sono fai lo stesso con loro.
Cerca anche di renderci meno visibili.
- Sì, Falcorn! - 
- Golden eagle, libera le sentinelle di Piccolo bosco delle Ninfe, forse potranno darci una mano, siamo in svantaggio numerico. Avverti gli scudi di stare in guardia da Golden hawk. Zephyr, - bloccò un raggio gelido lanciandone uno a sua volta e continuò a dare istruzioni. - tu guardagli le spalle.
Le due sentinelle risposero all'unisono: 
- Agli ordini capo! -
- Dragoon, io sono l'unico a non essere a rischio di vita nell'immediato. Inoltre Golden hawk ha incentrato tutte le sue attenzioni su di me. Sei il nostro unico scudo. Proteggi te stesso e gli altri! Io me la caverò da solo. -
Lo scudo fece cenno di assenso e si lanciò negli scontri.
Falco d'argento tornò a dedicare tutte le sue attenzioni verso il fratello. Smise di intercettare il raggio, scansandosi all'ultimo secondo. 
- Così, Golden hawk, è uno scontro all'ultimo sangue quello che mi chiedi? -
- A dire il vero preferirei risparmiare tempo con una vostra resa, ma visto che avete intenzione di combattere credo che sia la tua unica opportunità per avere salva la vita. -
- E sia!Saltò di lato per evitare un colpo, dandosi slancio su una parete rocciosa per scagliarsi contro la guardia reale. - Incubo glaciale. -
Alla sua evocazione la temperatura ambientale si abbassò di netto ed una miriade di spuntoni di ghiaccio, affilati come lame, emerse dal terreno intorno a Golden hawk. Questo non si fece sorprendere. Rispose distruggendo i primi e prendendo il volo per sfuggire agli altri, evocando nel contempo una pioggia ghiacciata.
Lo scontro fra i fratelli era nel vivo,  ma momentaneamente limitato a loro due,  mentre gli altri reietti dovevano vedersela con gli altri uomini di Bosco oscuro. Zephyr, Dragoon  e Cervo cercavano, come meglio potevano, di proteggere Golden eagle mentre tentava di liberare i prigionieri, ma sembrava che gli attacchi venissero da ogni parte, tant'è che ogni volta che riusciva ad avvicinarsi ai ragazzi, doveva subito allontanarsene per sfuggire a qualche colpo. L'elementale del fuoco era sfinito.
- Ma quanti sono?
- Me lo sto chiedendo anche io. - rispose Zephyr - sembra che il Generale ci abbia spedito contro l'intera Bosco oscuro. -
D'un tratto un grido attirò la loro attenzione.
- Dragoon, attento!
Troppo tardi. Golden hawk era riuscito a colpire Falco d'argento, facendolo poi bloccare al suolo da un elementale della terra e si era lanciato contro lo scudo che,  intento a proteggere i compagni dai continui colpi, non si era reso conto del pericolo. Centrato in piena schiena da una delle cosiddette "tecniche spacca-scudi" della guardia reale, ne era stato sbalzato avanti di diversi metri, schiantandosi contro un albero e ricadendo a terra privo di sensi.
- Dannazione! Dragoon! - Zephyr cercò di ridestare l'amico, ma ben presto si ritrovò circondato dai membri di Bosco oscuro. Lanciò un'occhiata a Golden eagle, anche lui nella stessa situazione. Falco d'argento, tentando di liberarsi, richiamava agli ordini i membri della squadra.
- Non abbassate la guardia, maledizione. Restate concentrati. -
I due compagni si guardarono per un momento. Zephyr fece un cenno a Golden eagle indicandogli il capo squadra e l'amico rispose con una leggerissima inclinazione del capo.
L'elementale dell'aria passò all'attacco. 
- Wind shear!
Un fortissimo vento spazzò l'aria circostante, sollevando foglie e terra e prendendo alla sprovvista i membri di Bosco oscuro, cambiando improvvisamente direzione. Zephyr scattò in aria cominciando a volteggiare come un mulinello. 
- Facciamo un po' di pulizia. Tornado! -
Un turbine si abbattè sui nemici, scaraventandoli in tutte le direzioni. Golden eagle approfittò dell'occasione per andare a liberare Falco d'argento, ma si dovette bloccare prima di riuscirci. La sentinella impallidì e deglutì indietreggiando. Una visione tutt'altro che attesa si palesò ai suoi occhi. 
- Falco dorato!
Il generale di Bosco oscuro aveva deciso di recarsi personalmente sul luogo degli scontri, così da essere certo che nulla andasse storto. Colpì Golden eagle scaraventandolo indietro, si slanciò in avanti per trovarsi alle sue spalle e lo bloccò. Una scarica di energia gelida scaturì dal corpo di Falco dorato, tramortendo la sentinella del fuoco. Lasciato lui a terra si voltò verso gli altri.
- Bene, bene, bene, cosa abbiamo qui? Un bel gruppetto di traditori. -
Stava per colpire anche Zephyr, quando una figura che si ergeva dietro di lui lo dissuase con autorità. 
- Basta così! -
Si voltò a guardare e serrò i denti con violenza mentre pronunciava quel nome che ancora, dopo tanti anni, faceva fatica a digerire.
- Silver hawk! Cosa fai tu qui? -
Il generale di Bosco diamante lo osservava con disprezzo.
- La domanda giusta è: "Generale Silver hawk, qual è il motivo per cui ha abbandonato i suoi impegni per venire a interrompere i miei, non propriamente corretti, piani, Signore?" .
I due si guardavano ostilmente. I membri di Bosco oscuro ringhiavano e stridevano contro il Generale di Bosco diamante.
Silver hawk era una sentinella di tutto rispetto: coraggioso e autoritario, aveva un fisico ben piazzato, alto e con le spalle tanto larghe che sembrava potesse sorreggere da solo una montagna. I capelli argentei, sempre perfettamente in ordine, incorniciavano un viso dai lineamenti duri. Gli occhi sfilati brillavano di un bel blu oceano e sapevano celare un'indole sempre benevola dietro a uno sguardo autoritario. Nella sua divisa, Silver hawk sapeva suscitare timoroso rispetto in chiunque, sedando qualsiasi tipo di contesa semplicemente con la sua presenza.
- La risposta alla Sua domanda, generale Falco dorato, è molto semplice: il curatore di Piccolo bosco delle Ninfe si è recato da Unicorno per richiedergli del fiore rosso dei draghi, che aveva  precedentemente terminato per preparare dei rimedi. Questo curatore normalmente non chiede nulla; si procura tutto da solo ricercandolo nel bosco, ma pare che questa volta avesse moltre fretta. Temeva che gliene sarebbe servito un grosso quantitativo entro sera. - Si guardò intorno ed emise un sospiro. - Comunque sia, Unicorno si è insospettito ed è venuto a parlarne con me, per cui ho convocato il curatore che mi ha spiegato l'accaduto insieme a queste quattro adorabili fanciulle, che sono state così gentili da volermi accompagnare. -
Indicò Gazzella, Puma, Horse e Colomba, rimaste rispettosamente alle sue spalle, in attesa che gli venisse concesso di avvicinarsi. - Il curatore in questione non è potuto venire, dovendo organizzare l'infermeria, ma mi ha pregato di riferirle che se Lei o qualche altro membro di Bosco oscuro avesse il desiderio di andare a discutere della sua intromissione, lo troverebbe al solito posto. - Sorrise fra il divertito e il sadico, pregustando l'effetto di quanto stava per dire.  - Si chiama Dog. -
Al suono di quel nome il generale Falco dorato impallidì vistosamente. 
- Ha detto "Dog", generale Silver hawk? -
- Esattamente. -
Falco dorato tentò di mantenere il suo contegno.
- Capisco. -
- Ora, - riprese Silver hawk - posso venire a conoscenza delle motivazioni che hanno portato una guardia reale a uccidere una sentinella, prenderne sei in ostaggio e tentare di ucciderne quattro? -
Rivolse a Golden hawk uno sguardo duro, un'espressione che lasciava intendere che non gliel'avrebbe fatta passare liscia.
- Suo fratello, Generale, - Falco dorato aveva ripreso il controllo di sè - quel traditore, si è ibridato con una donna di Piccolo bosco delle Ninfe che ha dato alla luce un figlio. Lui ha...
- Un figlio? Davvero? - Silver hawk lo interruppe entusiasta. - Ho un altro nipote figlio di Falcorn? -
- Sì, fratello. - Falco d'argento, ancora bloccato al suolo, rispose con il tono sollevato di chi sente che tutto si è risolto. 
- E cosa aspettavi a dirmelo? Ho un nipote lontano da Bosco oscuro e tu me lo tieni nascosto? -
- Te lo presenterò volentieri quando questa storia sarà finita. A tal proposito, - sbuffò - qualcuno potrebbe gentilmente liberarmi?
Gazzella accorse, ma fu preceduta da uno schiocco di dita di un sorridente Silver hawk, che osservava il fratello minore con uno sguardo divertito e un'espressione che voleva dire "ti deriderò a vita per questo". Falco d'argento era legato come un salame da forti radici che lo schiacciavano a terra senza lasciargli possibilità di movimento; queste vennero tagliate da alcune spade di ghiaccio evocate dal Generale. Mentre Falco d'argento si rialzava, il generale di Bosco oscuro, furioso per essere stato ignorato in quel modo, proruppe come un fiume in piena in uno sfogo di rabbia.
- Non ho intenzione di stare a guardare mentre il mio bosco viene offeso per la seconda volta! - richiamò a sé i suoi uomini, furioso come non mai. Falco d'argento, Zephyr, Gazzella, Puma, Horse e Colomba si prepararono al nuovo combattimento, tuttavia Silver hawk si limitò a sollevare un sopracciglio e chiedere candidamente al padre:
- Sei assolutamente certo di quanto stai per fare? -
Tutti si bloccarono, girandosi a guardare il Generale dei generali. 
- Vedi, - sorrise - se tu attacchi ora, io non potrò fare a meno di vedere la cosa come una sfida nei miei confronti e sarò costretto a intervenire. - Falco dorato serrò i denti così forte che tutti ne poterono avvertire il cigolio. - Tu vuoi che accada questo? -
Il generale di Bosco oscuro si raddrizzò, fece cenno ai suoi uomini di fermarsi e guardò fisso Silver hawk.
- E ritrovarmi addosso tutte le guardie reali? Nemmeno per sogno! -
- Vedo che hai capito. - Silver hawk sorrise nuovamente.
- Ce ne andiamo, ma non finisce qui. Io non dimentico! -
- Sappiamo tutti molto bene che hai la memoria sin troppo lunga quando ti senti offeso. Vorrà dire che prenderò i ragazzi sotto la mia protezione. - Silver hawk fece un occhiolino a Falco d’argento e gli altri, che non poterono evitare di esultare.
Le sentinelle di Bosco oscuro stavano partendo, quando il Generale di Bosco diamante richiamò a sé il fratellastro. 
- Golden hawk! Sarà meglio che tu torni immediatamente a Bosco diamante e che mi aspetti lì. Tu ed io dobbiamo fare un discorsetto. - Si voltò a guardare il fratello di madre e, avvolgendogli le spalle con il suo braccio, aggiunse: - prima però ho da fare a Piccolo bosco delle Ninfe. -
Falco d'argento accennò un inchino e prese il sacchetto ricevuto in infermeria. 
- Ti accontenterò, fratello, ma credo che al momento sia necessario e urgente vedere se le polveri che ci ha fornito Dog sono davvero efficaci come asserisce quel curatore.
Silver hawk acconsentì e aggiunse:
- Non è consigliabile contrariare Dog, Falcorn. È piuttosto permaloso.
- A proposito, Silver hawk. Sembra che tu sappia molto su Dog. Perché il generale ha fatto quella faccia quando ha sentito il suo nome? -
- Non fate domande delle quali non volete conoscere la risposta. Se vi trovate bene a Piccolo bosco delle Ninfe, non indagate su quel curatore. Accontentatevi di sapere che è vecchio,  incredibilmente bravo e permaloso. -
Rise all'espressione interrogativa delle altre sentinelle, prese di mano il sacchetto a Falco d'argento e cominciò ad usare la polvere medicamentosa sui feriti.
Una volta giunti a Piccolo bosco delle Ninfe, eseguirono il rito del passaggio per Robin. Il generale di Bosco diamante porse le sue condoglianze e le sue scuse per il comportamento di Bosco oscuro ai familiari, assicurandogli che Golden hawk sarebbe stato punito duramente per il suo gesto.
Invitato a fermarsi per la cena e la notte,  Silver hawk accettò di buon grado. Si complimentò con il fratello per la scelta della sua donna e lo osservò teneramente mentre cullava il bambino fra le sue braccia. Osservò anche gli altri tre reietti fare lo stesso. Golden eagle teneva con sé la piccola Aquila reale, tenendola contro il suo petto e ballando con lei al ritmo di musica. Il generale lo osservava perplesso, ma infine trovò la cosa divertente. Le madri presero con sè i bambini per nutrirli e metterli a dormire.
- Con permesso, Signore. Sarà meglio fargli rispettare gli orari di cibo e sonno. Se si dovessero innervosire non sarebbe più possibile cenare. -
Silver hawk acconsentì e chiese di poter bere un bicchiere di sidro in compagnia del fratello, con il quale non si vedeva da ormai diversi anni. 
Quando furono soli, Falco d'argento si rivolse al generale con fare timoroso.
- Sei arrabbiato con me Silver hawk? -
Il fratello lo osservò sorpreso.
- Perché dovrei, Falcorn? -
- Be'... -
- Ragazzo mio, sei vedovo e reietto, hai incontrato una donna favolosa ed hai un figlio stupendo. Non c'è proprio alcun motivo per cui tu debba, anche solo lontanamente, sentirti in colpa. -
Falco d'argento annuì, tacque un momento e poi chiese:
- Perché hai voluto parlarmi? -
Silver hawk lo guardò molto seriamente.
- Voglio che tu stia attento, Falcorn. Bosco oscuro vuole la tua testa. Non sarà sempre così, ma finché le acque non si saranno calmate dovrai prestare la massima attenzione. Non ne va solo della tua vita ed io non sarò sempre al tuo fianco per proteggerti, sebbene vorrei farlo. -
- "Non sarà sempre così?" Ma tu come... -
Il generale scosse la testa.
- Lo so. Non c'è bisogno che ti dica altro. Ora l'unica cosa che conta è che tu stia attento e protegga la tua famiglia. - rise per smorzare un po' la tensione. - Io mi sono già affezionato a quei bambini ed intendo portarveli via e condurli a Bosco diamante appena possibile. Quindi non farmi scherzi e allenali bene! -
- Scordatelo fratello. Mio figlio non diventerà una guardia reale. Non mi piace che frequenti certa gentaglia. -
- Non sono mica tutti come Golden hawk! -
- Io, in realtà, mi riferivo a te. -
Risero insieme, poi presero il sidro, tornarono dagli altri e brindarono con loro alla vittoria su Bosco oscuro. Dopo aver bevuto ed essere stati raggiunti dalla squadra di Gazzella, Silver hawk osservò lei e il fratello, versò dell'altro sidro a tutto il gruppo, saltando la cognata che lo guardò incuriosita, e portò Falco d'argento in prossimità di una sedia. 
- C'è un'altra cosa a cui dobbiamo brindare, fratello. E cioè a tua figlia. -
- Quale figlia?
Falco d'argento spostò lo sguardo da Silver hawk a Gazzella. Quest'ultima guardava Silver hawk con gli occhi sbarrati e arrossì violentemente quando si sentì osservata. Il generale sorrise, sollevò il bicchiere e brindò.
- Alla mia nipotina. -
Falco d'argento guardò il fratello bere, prese la sedia e la portò dietro la compagna. Poi disse seccamente:
- E tu volevi combattere contro Bosco oscuro? - la sollevò di peso e la mise  forzatamente seduta. - Ti aspettano diversi mesi di riposo, cara mia!
Gazzella sbuffò forte e lanciò un'occhiata furiosa verso Silver hawk, il quale si versò un altro bicchiere di sidro e bevve alla salute della sua bella cognata in dolce attesa. 

giovedì 9 novembre 2017

Guai in vista (seconda parte)

La guardia reale non dovette attendere molto per avere l’occasione di incontrare suo fratello. Bastarono pochi giorni per imbattersi in alcuni membri di Piccolo bosco delle Ninfe, impegnati nella ricerca di alcune informazioni. Golden hawk diede ordine alle sentinelle che lo accompagnavano di catturarli vivi. Al resto avrebbe pensato lui. Lo scontro durò solo qualche minuto e in breve tutti i bersagli si ritrovarono al cospetto del crudele Principe di Bosco oscuro. 
- Buon giorno, signori. Siete comodi? – Li schernì.
- Cosa volete da noi, assassini? – un giovane senza troppa voglia di vivere, come lo avrebbe più tardi definito Golden hawk, li fissava con aria di sfida.
- Non sei troppo intelligente, vero ragazzo? Non è prudente sfidare in questo modo chi ha in pugno la tua vita. – la guardia reale lo afferrò dai capelli sollevando la sua testa verso di sé. – ho bisogno di un volontario per recapitare un messaggio a qualcuno che si trova nel vostro bosco. Pensavo alla donna,  ma, visto che ti sei offerto spontaneamente,  tu sarai parte del messaggio.
Così dicendo, lo trafisse in petto con una lancia di ghiaccio, restando fermo ad osservare la lenta agonia della giovane sentinella mentre spirava davanti  ai suoi occhi.
- Ma guarda, un pettirosso. Buon per la messaggera. Sarà piuttosto facile da trasportare. - Mentre il corpo del ragazzo cambiava forma per assumere, in seguito alla morte, quella del suo animale guida, lo lasciò cadere ai piedi di una seconda sentinella che lo fissava ammutolita e in preda al panico,  tremante, con il viso plumbeo e gli occhi gonfi di lacrime. 
- Qual è il tuo nome?
Non rispose.
- Qual è il tuo nome? – ripetè nuovamente Golden hawk, più lentamente, scandendo bene le parole e le pause fra una e l’altra. 
- Lepre. – 
- Bene, Lepre. – sogghignò. – Ora prendi il corpo del tuo amico e portalo a Falco d’argento e la puttana che lo accompagna. Digli che ci sono altre sei sentinelle che faranno la stessa fine se i reietti non usciranno allo scoperto entro stasera. – Si interruppe, carezzò arrogantemente la guancia della ragazza, poi riprese. – Sono certo che voi di Piccolo bosco delle Ninfe non vogliate sacrificare sette dei vostri fratelli a causa di un manipolo di sporchi traditori. Nel frattempo io intratterrò i tuoi amici. Mi pare di scorgere degli scudi fra loro.  -
Lepre eseguì. Lanciò un ultimo sguardo pieno di apprensione agli amici ed aprì un varco che la portasse a Piccolo bosco delle Ninfe. Una volta giunta in loco, si affrettò a raggiungere una radura posta ai piedi di una parete rocciosa da cui sgorgava un'alta cascata. Sapeva che con ogni probabilità era lì che avrebbe trovato Falco d'argento e Gazzella, intenti ad allenarsi. Camminava a passo svelto, con il cuore che batteva forte in petto, mentre lacrime copiose le rigavano il viso terreo. Non poteva credere a ciò che era successo e si chiedeva se anche gli altri membri di Piccolo bosco delle Ninfe fatti prigionieri avrebbero seguito lo stesso,  orribile, destino. 
Raggiunse la radura dove, come previsto, trovò la coppia in compagnia delle rispettive squadre. Le sentinelle la videro avvicinarsi concitatamente e lessero nella sua espressione che non portava buone notizie. 
- Lepre. - Gazzella le fece segno di avvicinarsi - perché quelle lacrime. Cos'è accaduto? -
La ragazza mostrò loro il piccolo corpo senza vita, mentre, fra un singulto e l'altro, riuscì a pronunciare soltanto poche parole sconnesse:
- Robin... Bosco oscuro... ostaggi... -
Continuava a singhiozzare, ormai abbandonata ad una crisi di pianto che non le era più possibile trattenere. Puma la cinse a sé con un braccio, carezzandole la testa nel tentativo di calmarla, mentre Dragoon prese a analizzare l'esanime pettirosso. Lanciò un'occhiata scura al resto della squadra. Zephyr propose di accompagnare tutti insieme la ragazza in infermeria, così che Dog potesse darle qualcosa per calmarsi e medicarle le ferite. Così fecero, fermandosi ad avvisare il Consiglio degli anziani, che li seguì.
Quando finalmente Lepre riuscì a spiegare tutto l'accaduto, esponendo ai reietti di Bosco oscuro e alle altre sentinelle quali fossero le condizioni per la liberazione degli ostaggi, i membri di Piccolo bosco delle Ninfe rimasero come impietriti.
Falco d'argento, furioso, diede un forte pugno di taglio alla porta.
- Dannato Golden hawk. Questo è deplorevole perfino per lui. Uccidere qualcuno senza alcun motivo. A volte mi chiedo se non sia un cacciatore travestito da sentinella. - Era furioso. Non si capacitava di come il fratello potesse essere stato così crudele.
- Povero Robin! - Golden eagle guardava il corpicino con aria sconsolata, ma il sentimento che attanagliava lui, così come gli altri, era l'ira. - Non meritava una fine simile. Con la moglie incinta di cinque mesi, poi. Non mi aspettavo che Golden hawk potesse essere tanto vigliacco da usare altri per catturare noi. - 
- Non te lo aspettavi? - lo incalzò Falco d'argento. - Eppure sai bene quanto sia sleale mio fratello. Quello che non mi aspetterei mai da lui sarebbe un comportamento corretto. -
- Già. Il gioco sporco è tipico di quell'infame. - continuò Golden eagle.
Zephyr guardava Lepre, ancora in preda al pianto, terrorizzata. Sapeva che non si sarebbe ripresa facilmente. Era una ragazza mingherlina, ad una delle sue prime missioni. Le avevano affidato qualcosa di facile insieme ad altri giovani, per farla iniziare. Si sarebbe dovuto trattare di una missione senza rischi, invece Bosco oscuro aveva approfittato di quei ragazzi per metterli in trappola. Si ridestò dai suoi pensieri, si mise in piedi e si avvicinò al resto della squadra.
- Cosa facciamo, Falcorn? - 
- Che razza di domanda è, Zephyr? Abbiamo forse qualche alternativa? - guardava fisso il medaglione di Robin, una piccola piuma di pettirosso legata ad un laccetto, ormai divenuto totalmente nero per la morte del proprietario. Era poggiato su un mobiletto in attesa di essere posto accanto al corpo durante il Rito del passaggio, la cerimonia effettuata per aiutare il defunto a trapassare. Golden hawk gli aveva concesso almeno questo, ma se non si fossero palesati, probabilmente avrebbe ucciso e fatto sparire i corpi degli altri, condannando le loro anime a vagare in cerca del passaggio per il Regno degli Spiriti. Non era tipo da farsi tanti scrupoli.
Stava ancora riflettendo su questo, quando disse:
- Mi auguro che userà tanta gentilezza anche con noi. -
Gli altri lo guardarono. Capivano a cosa alludesse, poiché lo stesso pensiero era stato loro.
- Prepariamoci al combattimento. Moriremo, ma non gli renderemo facile l'impresa. Ciò che conta è liberare quei ragazzi, fatti prigionieri a causa nostra. -
Aveva lo sguardo fisso e vuoto. Era preoccupato e furioso allo stesso tempo. 
Gazzella gli si avvicinò senza indugio insieme alle altre ragazze. 
- Veniamo anche noi! - Asserì con autorità.
Falco d'argento si girò di scatto a guardarla. 
- Non se ne parla nemmeno! -
- Infatti non se ne parla. È già deciso.
Si guardavano fissi negli occhi, entrambi consapevoli che non sarebbe stato facile far cambiare idea all'altro. Thiïrim li osservava in silenzio, mentre Falco d'argento disse semplicemente:
- Gazzella, no!
Lei, tuttavia, non era disposta a cedere. Gli altri li guardavano in apprensione.
- Sono la tua donna, ricordi? Non ti abbandono al tuo destino. Inoltre ci sono dei membri del mio bosco in pericolo. -
- Certo che sei la mia donna e, se rammenti bene, il giorno che accettasti di diventarlo ti avvertii che per esserlo mi saresti dovuta essere fedele e soprattutto sottomessa. Non accetto insubordinazioni. Voi non venite! -
Gazzella non accusò il colpo. Si limitò a guardarlo e accennare un sorrisetto canzonatorio.
- Tanto per ridere, hai mai creduto davvero che sarei stata servizievole e sottomessa? - disse. 
- No. - Falco d'argento rispose senza esitazione. Le si avvicinò e le carezzò il viso. - Ma è una questione che dobbiamo affrontare soli. Voi dovete restare con i bambini. -
Captò lo sguardo sanguinario della compagna e si affrettò ad aggiungere: 
- Non intendo dire che il vostro posto sia a casa con i figli, ma se dovesse accadere qualcosa a noi, qualcuno dovrà pur esserci per loro. - la guardò dolcemente e la sua voce assunse un tono quasi supplichevole. - Restate qui, al sicuro. Golden hawk non è un avversario facile. -
Lei sospirò abbassando le spalle. Scostò lo sguardo incrociando quello del padre, che le rivolse un cenno di assenso. Abbassò gli occhi e sussurrò:
- A Piccolo bosco delle Ninfe nessuno viene lasciato solo. - poi guardò le compagne di squadra, con le quali bastò una singola occhiata per capirsi, e Dog, che non fu da meno. Il curatore si avvicinò alle donne. 
- Su, su, Falco d'argento ha ragione. Qualcuno dovrà pure occuparsi dei bambini e le questioni fra membri di Bosco oscuro debbono essere risolte fra loro. - Poi si spostò presso Falco d'argento e gli altri. - vi fornirò qualche rimedio che possa aiutarvi. -
Si mise ad armeggiare con i soliti contenitori e porse a ciascuna delle quattro sentinelle un sacchetto pieno. 
- Ecco: fiore rosso dei draghi,  polvere di radice di mandragola, foglie del grande albero sacro e bacche delle fate. Resusciterebbero anche i morti. - Consegnate le polveri aggiunse. - Ho terminato il fiore rosso. Dovrò andare a Bosco diamante per procurarmene un po', nel caso in cui servisse. Tornerò prima di sera, per il rito del passaggio. Mi raccomando ragazze, non fate nulla di avventato, mentre, per quanto riguarda voi... - Si voltò nuovamente verso i quattro membri di Bosco oscuro. - che i Grandi Spiriti vi accompagnino. -
Accennò un inchino di congedo e se ne andò.
Falco d'argento e gli altri si accostarono alle proprie compagne, le cinsero  e le baciarono dolcemente. Ognuno di loro, poi, si recò dal proprio figlio e fece lo stesso. Erano pronti per partire quando Zephyr si scostò nuovamente dal gruppo per tornare da Horse.
- Io non so cosa significhi amare,  - le disse - ma se c'entra con il non voler perdere qualcuno, allora amo profondamente sia te che nostro figlio e non vorrei mai separarmi da voi.
Abbracciò con possessività la donna, che lo fissava con le lacrime, senza avere la forza di dire nulla. 
- Ti amo! - ripetè. - Ti amo come non potrei mai amare nessun'altra. -
La lasciò, si voltò e raggiunse gli altri, che lo attendevano tristemente.







Per le parti precedenti:


venerdì 29 settembre 2017

Guai in vista (parte prima)

Leopardo, il capitano della squadra resistenza di Bosco oscuro, era ancora ricoverato in infermeria. Falco d'argento lo aveva colpito violentemente, causandogli parecchi danni. Il generale Falco dorato, aveva ascoltato molto attentamente il racconto dei suoi compagni di squadra e girava nervosamente nella sala del Consiglio, misurandola a grandi passi, rivolgendosi al figlio secondogenito. 
- Vivo! Quel traditore è ancora vivo! Mi avevi assicurato di averlo eliminato, Golden hawk, invece scopro che, a distanza di anni, se ne va in giro come se nulla fosse nel Regno di nessuno, in perfetta forma, insieme alla sua squadra! -
Il generale era furioso, la sua aurea risplendeva illuminando a giorno tutta la sala, ormai resa un unico pezzo di ghiaccio dall'energia fredda che scaturiva incessantemente dal suo corpo.
Golden hawk, alquanto contrariato dalla scoperta, restava inginocchiato sull'uscio, con la testa bassa e i denti stretti per la rabbia. Tasso doveva averlo beffato ancora una volta. Non c'era altra spiegazione, Falco d'argento non sarebbe mai potuto fuoriuscire dall'acqua con le sue sole forze; non dopo i colpi assestatigli da lui e Leopardo.
- Sono costernato, Signore! Ho assestato personalmente il colpo finale al reietto, assicurandomi che non riuscisse a riemergere. Deve essere stato soccorso da qualcuno! -
Falco dorato afferrò il figlio, sollevandolo dal collo e gridandogli contro. 
- E da chi? DA CHI? Gli altri tre erano in mano tua e tutti gli altri membri di Bosco oscuro erano contro di lui! - lo scaraventò a terra e proseguì - mi hai deluso molto, Golden hawk! Fallire una missione così semplice non è da te! -
La guardia reale si rimise in ginocchio, tossendo un po'. 
- Signore, mi dia un'altra possibilità: porterò a termine la missione! In un modo o nell'altro Le porterò la testa di Falco d'argento e della sua squadra. Non fallirò di nuovo! -
Il generale non rispose. Si fermò a riflettere, poi convocò il curatore di Bosco oscuro. 
- Zebra! Portami Leopardo. Ora! -
Il curatore eseguì, sostenendo e accompagnando nella sala la malconcia sentinella, ancora malferma sulle sue gambe. 
- Ebbene, Capitano? - Falco dorato si rivolse a Leopardo con tono duro.
Leopardo deglutì nervosamente, aspettandosi il peggio.
- Signore, quando ho attaccato quelle donne di Piccolo bosco delle Ninfe e i loro lattanti, non mi aspettavo certo che sarebbero state difese da... - il generale lo interruppe.
- I loro lattanti? - sibilò.
- Sì, Signore. Erano quattro donne con quattro bambini. Quella che ha richiamato Suo figlio, Generale, sembrava essere la caposquadra. -
- Lei ha chiesto il suo intervento? -
- No, Signore. È intervenuto lui, autonomamente. La donna lo ha richiamato  in seguito per impedire che... - deglutì nuovamente, come se si fosse improvvisamente reso conto di aver parlato troppo. - che mi uccidesse, Signore! - Tacque, aspettandosi il peggio, ma il Generale non reagì. Lo fissava con espressione pensierosa e, anzi, guardandolo meglio si rese conto che stava fissando un punto nel vuoto. Passò qualche secondo prima che rompesse il silenzio.
- E i padri dei neonati non erano presenti? -
- No, Signore. C'erano solo le donne. Successivamente sono apparsi Falco d'argento e la Sua squadra. -
Ancora qualche secondo di silenzio e il Generale sussurrò fra sé e sé.
- Possibile che...? - poi si scosse, parlando a voce più alta. - No! Sarebbe troppo anche per lui! - abbassò nuovamente il tono con fare pensieroso. - Eppure... -
Leopardo lo fissava, fra il preoccupato e il perplesso, domandandosi su cosa stesse riflettendo. Sussultò quando gli rivolse nuovamente la parola.
- Leopardo, come lo ha chiamato e cosa gli ha detto la donna? -
- Be', Signore, gli ha chiesto di lasciarmi andare, ma non ricordo esattamente... -
- Sforzati! Voglio le sue parole precise e bada che sto perdendo la pazienza! -
Leopardo trasalì, un brivido freddo di terrore lo percorse lungo la schiena. Se il Generale si fosse alterato ulteriormente, avrebbe potuto dire addio alla sua vita.
Si sforzò di ricordare, ripensando al momento preciso in cui tutto era avvenuto. Cercò di focalizzare attentamente i visi e l'ambiente.
- Ecco, ora ricordo! - esclamò, sperando che ciò lo avrebbe salvato - Le sue parole esatte sono state: "Falcorn, non macchiarti del loro sangue! Tu sei diverso da loro!" -
Il generale lo fissò con sguardo truce.
- Falcorn? Sei assolutamente sicuro che lo abbia chiamato "Falcorn"? -
- Sì, Signore. Ne sono certo! -
Falco dorato scambiò uno sguardo con il figlio.
- Ciò è molto strano. Lui non ha mai permesso nemmeno a sua moglie Gabbiano di rivolgerglisi con tanta confidenza. Non le ha mai permesso di chiamarlo "Falcorn". Perché dovrebbe permetterlo a quella donna? -
Leopardo impallidì e rispose quasi balbettando.
- Signore, Le assicuro che... -
Il generale gli fece cenno di tacere e di congedarsi. Lui eseguì, accompagnato da Zebra, lasciandolo solo con la guardia reale.
- Pensi ciò che sto pensando io, Golden hawk? -
- Sì, Signore. Il reietto si è macchiato del più grave reato nei confronti di Bosco oscuro. -
- Ibridato con una femmina di Piccolo bosco delle Ninfe. Tutto ciò non è ammissibile. - L'ira del generale esplose ormai senza controllo. - Lo voglio vivo, Golden hawk. Voglio avere il piacere di scorticarlo con le mie mani! Non importa quando tempo ci vorrà: stanalo e portamelo qui! -
- Inizio subito le ricerche, Signore! -
Golden hawk si inchinò al cospetto del padre per congedarsi, richiamò a sé alcuni dei suoi uomini e si mise all'opera.






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mercoledì 21 giugno 2017

Non è facile fare il papà (terza parte)


Quella notte Falco d’argento non riuscì a prendere sonno; se ne stava seduto sul letto, fissando il vuoto. Una sensazione spiacevole lo perseguitava, come il sentore che dovesse accadere qualcosa di brutto. La consapevolezza che il padre fosse venuto a conoscenza della loro collocazione lo inquietava. Sapeva che dal quel momento in poi il Regno di nessuno non sarebbe più stato sicuro e che la minima distrazione gli sarebbe potuta costare molto cara. Pensava al figlio e a cosa sarebbe potuto accadere se Bosco oscuro fosse riuscito a prenderlo; certamente non avrebbero avuto pietà solo perché si trattava di un lattante. Doveva proteggere la sua famiglia, ad ogni costo. Non avrebbe mai permesso il ripetersi della storia. Non stavolta!
Gazzella, dietro di lui, gli pose le mani sulle spalle, ridestandolo dai suoi pensieri.
- Sei preoccupato per ciò che è accaduto oggi? -
- Già! Bosco oscuro non permetterà che una simile umiliazione resti impunita. –
Rimasero in silenzio per un po’; lei lo cinse a sé con tutta la dolcezza di cui disponeva.
- Non occorre che tu torni nel Regno di nessuno se non te la senti. –
- Nemmeno voi siete al sicuro e certamente non posso lasciarvi soli contro un simile nemico. –
- Ma… -
La conversazione fu interrotta dal piccolo Falco pellegrino, svegliatosi piangendo.
Gazzella lo prese con sé e si sdraiò facendolo allattare, addormentandosi. Anche Falco d’argento si mise a dormire e cadde in un sonno inquieto ed agitato.
Si risvegliò solo a giorno fatto; Gazzella doveva aver portato via il bambino per lasciarlo riposare. Si alzò pigramente e si diresse verso la grande radura dove trovò Dragoon, Golden eagle e Zephir ad aspettarlo.
- Alla buon’ora, dormiglione! – lo salutò allegramente Zephir.
Lui non rispose con altrettanto entusiasmo. Si limitò ad un cenno, sedendosi accanto a loro.
- Ancora pensieroso per ieri, cugino? – chiese l’elementale dell’aria.
- Siete cugini? - Anche Dog aveva fatto tardi per la colazione quella mattina e si sedette incuriosito insieme ai purosangue di Bosco oscuro.
- Sì, anche se non è una parentela di cui vado troppo fiero. - esclamò Falco d’argento fra il serio e il faceto, guardando Zephyr con la coda dell’occhio.
- Grazie, eh! -
Si misero a ridere, ma ben presto si incupirono.
- Credi che possa esserci pericolo, Falcorn? –
- E me lo domandi, Dragoon? Conosci il generale! – ribatté irritato Falco d’argento.
Dog si lasciò scappare una risatina isterica e i quattro lo guardarono interrogativi.
- Le voci su mio padre sono tali da farti innervosire al solo sentirne parlare, Dog? –
Il curatore scosse la testa.
- Non sono le dicerie a preoccuparmi. Non ho mai nutrito una grande simpatia per Falco dorato. –
- Lo hai conosciuto? -
- Diciamo così. –
Il Principe di Bosco oscuro intuì che il curatore non dovesse avere molta voglia di parlarne, così non curiosò ulteriormente ma notò una strana espressione sul suo volto, un misto di sadismo, rabbia e soddisfazione.
- Ehy Dog, – cinguettò scherzosamente Golden eagle – se hai conosciuto il generale non sei un giovincello: è passato parecchio tempo dall’ultima volta che ha agito in prima persona fuori da Bosco oscuro. Quanti anni hai?  -
Dog lo osservò di sbieco sollevando un sopracciglio.
- Questa domanda rientra di diritto nella più somma espressione del “fatti i fattacci tuoi!” -
Le quattro sentinelle rimasero interdette per un momento, poi scoppiarono nuovamente a ridere.
- Nessuno sa quanti anni abbia! – intervenne Puma, che nel frattempo si era avvicinata. – Tutti noi ricordiamo le sue cure e le sue ramanzine di quando eravamo piccoli, ma nessuno si ricorda di lui da giovane, né quando sia divenuto il curatore di Piccolo bosco delle Ninfe. -
- Come sopra! – rispose stizzito Dog – e comunque non sta bene chiedere così insistentemente l’età di qualcuno. –
- Ok, sei veramente vecchio, questo è chiaro! – rispose Zephyr con un sorrisetto beffardo stampato in faccia.
Dog gli lanciò scherzosamente e delicatamente un sassolino. – Giovinastri impertinenti, portate rispetto! –
Stavolta risero tutti insieme. Per qualche motivo che ancora non comprendevano, la presenza del curatore rassicurava le quattro sentinelle di Bosco oscuro, come se sentissero che nulla avrebbe potuto nuocergli finché fosse stato con loro. Nessuno di loro aveva mai visto combattere o allenarsi Dog e ritenevano che non fosse capace di farlo, eppure non si lasciava mai intimorire da nessuno, forse perché sapeva che era difficile che qualcuno potesse pensare di colpire un curatore; nel Regno era considerato quasi un sacrilegio e un atto di vigliaccheria.
- Dormito male, Falco d'argento? Posso fornirti un infuso che ti aiuti. – Dog osservò il viso stanco della sentinella; sapeva che qualcosa lo preoccupava. – È successo qualcosa nel Regno di Nessuno? Parlavate del Generale… -
I quattro annuirono. - C'è stato uno scontro con alcune sentinelle di Bosco oscuro che hanno attaccato le ragazze. – spiegò Golden eagle con voce seria. – Hanno individuato la nostra posizione e non si rassegneranno a lasciarci tranquilli, soprattutto dopo la lezione che gli abbiamo dato.
Il curatore annuì. -Capisco. Bosco oscuro non dimentica. – detto ciò un sorrisetto beffardo gli comparve sul viso mentre i suoi pensieri si spostavano lontano nel passato. Le altre sentinelle lo guardavano interrogative, alternando occhiate fra loro e poi tornando a posare lo sguardo su di lui.
- Dog, - Dragoon lo ridestò dai suoi pensieri. – tu non ce la racconti giusta. Che relazione c'è fra te e Bosco oscuro? -
- Nessuna. Io sono solo un umile curatore! – così dicendo si alzò e si allontanò per tornare in infermeria, lasciando le sentinelle da sole e piene di domande.





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sabato 21 maggio 2016

Non è facile fare il papà (seconda parte).





Il giorno in cui Gazzella partorì, Dog dovette costringere una gran folla ad attendere fuori. In moltissimi attendevano con ansia il momento in cui il nascituro sarebbe stato presentato al bosco, sia per affetto nei confronti di Gazzella, sia per la curiosità di vedere il primo ibrido fra Piccolo bosco delle ninfe e Bosco oscuro.
Era un freddo giorno di gennaio e, nonostante la neve imbiancasse ancora tutto il circondario, questo non bastò a scoraggiare nemmeno gli elementali del fuoco, che resistevano strenuamente sebbene intirizziti e tremanti. Dog permise di entrare in infermeria solo a Falco d'argento, Thiirim, Tasso e Germano. Puma, Horse, Colomba, Golden eagle, Dragoon e Zephyr furono costretti ad attendere fuori, anche se in primissima fila; la madre di Gazzella, in quanto curatrice, era invece stata chiamata in supporto dallo stesso Dog. 
Germano se ne restava immobile, seduto su una sedia con lo sguardo fisso e perso nel vuoto, mentre Tasso , tornato in licenza per l'occasione, continuava ad andare nervosamente avanti e indietro lungo la stanza, attendendo che tutto finisse; il padre, dal canto suo, sembrava più tranquillo, sebbene si notasse una certa impazienza nel suo sguardo. L'unico che appariva calmo, come se la cosa non lo riguardasse minimamente, era Falco d'argento. Se ne stava da diverse ore appoggiato alla parete, osservando gli altri; ad un tratto, però, si rivolse a Tasso.
- La smetti con questo balletto? Mi innervosisci! -
- Ma se sembri essere qui per caso?! Non sei nemmeno voluto andare ad assistere Gazzella! Eppure il figlio che deve partorire è anche tuo. -
- Non avrei nessuna utilità stando lì, intralcerei solamente i movimenti di Dog e White gazelle. - Tagliò corto il Principe di Bosco oscuro.
Tasso stava per ribattere, quando sentì un grido e successivamente un pianto di neonato. Germano balzò in piedi ribaltando la sedia e tutti accorsero nella stanza. White gazelle, sorridente, era al capezzale della figlia, carezzandole con dolcezza i capelli e il viso, mentre Dog si accingeva a porgerle un fagottino di lana dal quale spuntava una  minuscola manina. 
- Ciao pulcino, benvenuto al mondo! - disse teneramente Gazzella stringendo fra le braccia il neonato.
Falco d'argento guardò Dog, il quale gli accordò il permesso di avvicinarsi.
- E' un bel maschietto. Purtroppo per lui ti somiglia parecchio! - osservò il curatore.
 Il Principe di Bosco oscuro andò a sedersi accanto a Gazzella e porse la mano al nascituro. Un'espressione languida si impossessò del suo viso mentre il figlio gli cingeva un dito, tanto che quasi non riuscì a staccarsene quando White gazelle lo prese per lavarlo e vestirlo.
- Te lo riporto subito, papà, non temere. - gli disse scherzosamente la suocera - hai anche la madre a cui pensare! -
Falco d'argento annuì distrattamente, continuando però a seguire con lo sguardo il figlio appena nato che gli veniva portato via, seppure momentaneamente. Si accostò nuovamente a Gazzella, le prese la mano nella sua e le diede un bacio delicato sulla bocca. Tasso e Thiirim nel frattempo cercavano di rianimare Germano, svenuto per l'emozione.
- Combatte contro i cacciatori e sviene per un parto! - Lo prese in giro Dog, porgendo dei sali ai due uomini. Tutti risero ma White gazelle, rientrando nella stanza con il nipote fra le braccia, punzecchiò il curatore.
- Noi siamo curatori, Dog, siamo abituati a queste cose, ma sono curiosa di sapere se sarai ancora così distaccato quando avrai un figlio tuo. -
Soddisfatta dell'improvviso ammutolimento dell'amico, si avvicinò nuovamente a Falco d'argento.
- Ecco qui, ti restituisco tuo figlio, tutto pulito e profumato. - E così dicendo gli porse il neonato. Lui indietreggiò, guardandola con espressione interrogativa.
- Cosa dovrei fare, esattamente? -
- Come "cosa"? Prendilo no? - Rispose la curatrice, ancora più perplessa.
- Prenderlo? Io? - Continuò lui.
- E chi se no? - 
Falco d'argento deglutì e fece un passo avanti, osservando il bambino come se dovesse esplodere da un momento all'altro; allungò le mani ma se ne pentì immediatamente, tornando ad allontanarsi.
- Non mi dire! - intervenne ridendo Tasso - Non hai mai tenuto in braccio un neonato, vero? -
Falco d'argento assentì imbarazzato.
- Ma scusa, non hai detto che hai già un figlio? - chiese Germano, che nel frattempo aveva ripreso i sensi.
- Sì, ma a Bosco oscuro sono le donne che si occupano dei bambini, per cui... - sentendosi addosso lo sguardo inquisitore di tutti i presenti, Falco d'argento si zittì.
White gazelle sospirò e scosse lentamente la testa. - Bene, non è un problema. C'è sempre una prima volta, no? - diede il nascituro a Dog e poi tornò dal principe di Bosco oscuro. - Metti le braccia così... ecco, bravo. Ora sta fermo! - Riprese il bambino e lo pose in braccio ad un terrorizzato Falco d'argento.
- Ma, ma, - deglutì nuovamente lui - se mi dovesse cadere? O se gli facessi del male tenendolo in modo sbagliato? -
- Non ti cadrà e non gli farai male, sta tranquillo e segui le mie istruzioni. - Continuò la curatrice, portando il genero verso una sedia - siediti e non ti irrigidire o lo farai innervosire! -
Dog, intanto, fece entrare anche le altre tre sentinelle di Bosco oscuro con relative compagne che, giungendo sul posto, si ritrovarono davanti Falco d'argento seduto, rigido come un pezzo di marmo e bianco come il latte, mentre teneva in braccio il figlio senza sapere cosa fare. I tre amici sbiancarono.
- Falcorn, - tentennò Zephyr - sei sicuro di ciò che stai facendo? -
- Assolutamente no! Ma White gazelle ritiene che debba imparare. -
- Certo che devi imparare, caro mio! E' questo non è che l'inizio! - Gazzella, era di nuovo attiva, quasi come se il bambino fosse stato partorito da un'altra. Si avvicinò a Falco d'argento e prese delicatamente il bambino per allattarlo. - Credo che tu sia l'unico essere vivente che abbia mai fatto paura al tuo papà!
Tutti risero, compreso Falco d'argento, sollevato dal fatto di non avere più il neonato in braccio. A quanto pare lo aspettava una nuova missione, a suo vedere molto più ardua di tutte quelle che aveva affrontato fino a quel momento: imparare a crescere suo figlio, Falco pellegrino.
Nell'arco di qualche mese, il nuovo nato fu raggiunto da altri due bambini ed una bambina: Dragone, Zefiro e Aquila reale. I rispettivi padri, sebbene con qualche timore, cominciarono lentamente a comprendere come gestirli, così da aiutare quanto più possibile le madri.
Pochi giorni dopo la festa di primavera dello stesso anno, tutto il gruppo si recò nel Regno di nessuno per cominciare ad abituare i bambini a respirare l'aria fuori dal Regno dei Cento boschi. Sul piano dimensionale abitato dagli uomini, infatti, l'atmosfera era ben diversa da quella di Piccolo bosco delle ninfe, ma bisognava abituarsi fin da subito, perché spesso le missioni si svolgevano lì.
Falco d'argento e la sua squadra chiacchieravano tranquillamente all'ombra della scogliera, poco distante da Gazzella e le altre che giocavano fra loro sul bagnasciuga, mandandosi piccoli schizzi d'acqua.
- Certo che dopo tanto tempo, fa uno strano effetto tornare qui, non trovate? - Osservò Dragoon. - Anche l'aria sembra più pesante. -
- Già, ha quasi un effetto di stordimento. - Golden eagle si stiracchiò pigramente.
La conversazione non durò a lungo: Falco d'argento si girò di scatto, percependo qualcosa alle sue spalle. In quello stesso istante si sentì un boato sordo e una scarica energetica potentissima si abbatté sulle donne e i bambini. Gazzella evocò appena in tempo uno scudo di roccia per riparare tutto il piccolo gruppo, così che nessuno si fece male. La polvere sollevata dall'urto non si era ancora diradata, ma le quattro donne erano già pronte a combattere. Una sentinella di Bosco oscuro si scagliò violentemente su di loro, ma non fece in tempo a colpire, perché Falco d'argento gli piombò addosso come una furia, scaraventandolo al suolo. Altre tre sentinelle del centesimo piano dimensionale giunsero sul luogo dello scontro in suo aiuto.
- Bene, bene, bene, chi abbiamo qui? Leopardo, Rinoceronte, Astore e Ghepardo. Quale onore! - La voce di Falco d'argento echeggiò nell'aria ancora satura di polvere. I quattro intrusi, vedendolo, non credettero ai loro occhi.
- Falco d'argento! Sei ancora vivo! -
- Spero di non averti deluso troppo Leopardo. Ti sei impegnato parecchio per eliminarmi, eppure ti è andata male! - Assunse la posizione d'attacco, senza mai smuovere lo sguardo dagli interlocutori.  - Avete l'occasione di rimediare, non siete contenti? C'è un solo, piccolissimo problema: - un ghigno si allungò sul suo volto, mentre gli occhi sfilati passavano da un contendente all'altro e dal suo corpo si espandeva una luminosissima luce azzurra - stavolta sono in piena forma! -
Fu il tempo di un lampo! Un'ondata enorme si abbatté sugli aggressori e Falco d'argento e la sua squadra si scagliarono con violenza su di essi, colpendoli senza pietà. Quando l'acqua si ritirò, tre dei quattro erano accasciati al suolo, senza possibilità di rialzarsi. Leopardo, l'elementale della terra era ancora in piedi, anche se piuttosto malconcio.
- E bravo Leopardo, - Falco d'argento gli si avvicinò minaccioso - sei un ottimo scudo; meriti veramente il ruolo di Capitano della squadra Resistenza di Bosco oscuro. -
- Che intenzioni hai, traditore? - Ringhiò la sentinella.
-  Io? Non saprei; tu che intenzioni avevi nei nostri confronti quando siamo stati esiliati? - Lo sguardo del Principe di Bosco oscuro si fece crudele. Alzò il braccio, puntando la mano verso di lui. Un brivido percorse la schiena dello scudo.
- Falcorn, - la voce di Gazzella richiamò l'attenzione di Falco d'argento. - non macchiarti del loro sangue! Tu sei diverso da loro! -
Lui sospirò e abbassò il braccio; si voltò verso Gazzella e fece un cenno di consenso con la testa. Leopardo approfittò della sua distrazione per richiamare le sue energie e tentare di colpirlo alle spalle, ma fu fermato da Gazzella che parò il colpo. Falco d'argento, furioso, lo colpì, una sola volta, ma questa bastò a lasciarlo ricadere a terra totalmente inerme.
- Stolto irriconoscente! - gli stridette contro - è questo il ringraziamento per aver scelto di lasciarti andare? Sai bene che quelli come te non hanno speranze di vittoria soli contro i Falchi pellegrini; contro l'ultima famiglia di Spacca-scudi! - Lo colpì ancora una volta, ma fu placato dagli amici. - Torna a Bosco oscuro e sta lontano da noi o il nostro prossimo incontro sarà l'ultimo! -
Rinoceronte, Astore e Ghepardo si alzarono barcollanti, ma non ebbero il tempo di muovere un muscolo, che lo sguardo gelido di Falco d'argento si posò su di loro.
- Vale anche per voi! Prendete Leopardo e sparite! -
Così fecero e il Principe di Bosco oscuro li guardò correre via per tornare al bosco, consapevole del fatto che con il loro ritorno e il racconto di ciò che gli era accaduto, ben presto sarebbe ricominciata la caccia alla sua squadra.




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giovedì 19 maggio 2016

Non è facile fare il papà (prima parte)





Il Sole era appena sorto e la squadra di Falco d’argento era da poco tornata da una missione fallita; Golden eagle, l’elementale del fuoco, era rimasto ferito ed i suoi compagni si erano attardati per aiutarlo.
Il Generale di Bosco oscuro, per niente contento del fallimento, chiamò al suo cospetto il figlio Falco d’argento e la sua squadra; l’incontro avvenne davanti a tutti i membri del bosco.
- E allora, Falcorn, a cosa devo questa situazione imbarazzante? Credevo di averti addestrato meglio. – l’espressione spietata sul suo volto faceva intendere perfettamente il suo pensiero – ti darò una possibilità per convincermi di essere in errore! –
- Mi dispiace Signore, le assicuro che ho fatto del mio meglio per… -
- È evidente che il tuo meglio non basta! –
Noto per la sua crudeltà nei confronti di chiunque, anche verso i propri figli, il Generale non era mai stato un uomo paziente o comprensivo, per cui la sentinella si limitò a tacere, tenendo la testa bassa.
- Sono profondamente deluso dalla tua incompetenza e da quella della tua squadra! – in quell'istante il generale posò gli occhi sul compagno ferito, mentre lo sguardo si faceva sempre più cinico. - A proposito, vedo che Golden eagle è piuttosto malridotto; è stato davvero bravo a rientrare con le sue sole forze! –
Un brivido freddo percorse la schiena del gruppo. Il generale non aveva mai tollerato che si rischiasse la vita per salvare chi non era in grado di cavarsela da solo e ognuno di loro sapeva quale fosse la sua intenzione.
La voce tremante di Golden eagle si sentì appena mentre tentava di parlare.
- Non... non sono tornato senza aiuto, Signore. –
- Com’è possibile, ragazzo mio? Sapete tutti molto bene che non tollero che i miei uomini rischino la vita per aiutare chi resta indietro. Chi non è capace di proteggere la sua esistenza non ne è degno! –
Falco d’argento tentò di replicare, ma il generale lo interruppe senza dargli il tempo di terminare la frase.
- E così, non contento di aver fallito la tua missione, cosa già abbastanza grave, hai anche contravvenuto alle mie disposizioni! – si alzò in piedi ed avanzò contro il figlio, parlandogli quasi sibilando – la punizione sarà esemplare! –
Detto ciò diresse la mano verso Golden eagle pronto a colpirlo, ma, un momento prima che ciò avvenisse, Falco d’argento gli si scagliò contro e lo bloccò prendendolo alle spalle. Il padre se lo scrollò di dosso e tuonante si rivolse contro di lui.
- Come osi provare ad affrontarmi? Non resterai impunito per questo! 
Il giovane si mise in posizione di difesa, pronto a vender cara la pelle, ma quando il generale colpì, qualcosa s’interpose fra lui ed il figlio. Si sentì un grido di dolore, poi un tonfo sordo. Falco d’argento guardò il terreno davanti ai suoi piedi ed una fitta lancinante lo colpì al cuore. Gabbiano, sua moglie, si era frapposta fra lui e il colpo per salvargli la vita; si era sacrificata per lui.
Si inginocchiò e prese la donna fra le braccia, tentando disperatamente di rianimarla; la chiamò a lungo scuotendola e carezzandole il viso, prima di accettare l’idea che fosse troppo tardi.
Un’espressione di odio s’impossessò del suo volto ed il suo corpo fu completamente avvolto da un’accecante luce azzurra. Lasciò a terra il corpo esanime della moglie per lanciarsi contro il Generale. Era lì, vicinissimo, quando un colpo secco lo centrò in pieno stomaco; venne sbalzato indietro e cadde rovinosamente al suolo. Mentre tentava di rialzarsi, sentì i passi del padre che si avvicinava.
- Non vorrai incolpare me, spero. È stata lei a mettersi in mezzo! - si arrestò, si chinò e pose la mano sotto il mento del figlio, sollevandogli il viso per guardarlo negli occhi. – Non temere; la raggiungerai molto presto! –
Rimessosi in piedi, si rivolse agli abitanti del bosco parlando a gran voce.
- Falco d’argento si è macchiato del reato di alto tradimento, contravvenendo ai miei ordini e sfidandomi apertamente. Come se ciò non bastasse, lui e tutta la sua squadra hanno macchiato l’onore di Bosco oscuro fuggendo come vigliacchi dopo aver fallito la missione affidatagli. – sogghignò – potrei ucciderli solo per questo, ma trattandosi di mio figlio voglio essere clemente. – Indicò i ragazzi - A partire da questo momento, Falco d’argento, Dragoon, Golden eagle e Zephyr, sono banditi da Bosco oscuro e considerati nostri nemici! –
- Ma non doveva essere clemente, Signore? – osservò arrogantemente Zephyr.
- Sono clemente! Non vi uccido con le mie mani ed in più vi do cinque minuti di vantaggio prima di scatenarvi contro i miei uomini. Vi conviene approfittarne, prima che cambi idea! – rispose sadicamente il Generale.
Zephyr e Dragoon presero in spalla i due amici e corsero via dall'insediamento. Mentre li osservava allontanarsi, il Generale chiamò il suo secondogenito.
- Golden hawk, ascoltami bene: tuo fratello mi ha offeso profondamente e con me ha insultato l’intero bosco. Mi aspetto di vedere morto lui ed i suoi... amici entro il tramonto! 
Uno sguardo crudele si evidenziò sul volto del discendente, mentre si apprestava a obbedire agli ordini. Chiamò a sé gli uomini che riteneva più adatti allo scopo, attese il trascorrere dei cinque minuti accordati dal generale e partì all'inseguimento.
I quattro reietti continuavano a correre disperatamente, cercando di mettere quanta più distanza possibile fra loro e gli inseguitori, ma Dragoon e Zephyr erano visibilmente affaticati dal peso dei due compagni.
-      -  Lasciateci qui. Vi rallentiamo solamente e fra poco ci raggiungeranno. –
-     -  Non se ne parla nemmeno! - Le voci dei due risposero all'unisono. – Ci siamo cacciati insieme in questo guaio e insieme ne usciremo. –
Dragoon e Zephyr si fermarono per riprendere fiato e tentarono di curare almeno in parte le ferite degli altri due.
Erano giunti sopra una scogliera a picco sul mare, tentando di nascondersi in mezzo alle rocce. Falco d’argento e Golden eagle erano di nuovo in piedi, anche se piuttosto traballanti sulle proprie gambe e, tutti e quattro, si apprestarono a ripartire. Percorsero pochi metri, quando gli scogli si aprirono in una voragine sotto i loro piedi e la squadra fu colpita da una potente fiammata. Golden hawk e gli altri li avevano raggiunti!
I quattro balzarono fuori dalla spaccatura fra gli scogli, pronti a combattere fino all'ultimo respiro. Così fu.
Una seconda fiammata si abbatté contro di loro; Falco d’argento concentrò su di sé le acque del mare, creando un vortice che li avvolse proteggendoli dal fuoco. Appena questo fu spento riversò la massa liquida contro gli avversari, convertendola in migliaia di acuminatissime frecce di ghiaccio; contemporaneamente Zephyr scatenò una violenta bufera di vento che spinse i dardi gelidi con ancora più violenza contro gli antagonisti, impedendo allo stesso tempo una loro contromossa. Questi, tuttavia, vennero riparati da uno spesso scudo di roccia evocato da una sentinella della terra e passarono subito al contrattacco. Questa volta fu Golden hawk ad usare le lance di ghiaccio. Dragoon tentò di proteggere sé stesso e i suoi compagni, rendendoli difficilmente visibili tramite una intensa tempesta di sabbia, che venne potenziata nell'azione da una fitta nebbia richiamata nuovamente da Falco d’argento. Golden eagle distrusse ad una ad una tutte le armi speditegli contro dal fratello dell’amico, colpendole con lingue di fuoco provenienti dai palmi delle sue mani. Riusciti per un attimo a rompere la difesa dei contendenti, tutti e quattro colpirono all'unisono, ma vennero sorpresi alle spalle da Golden hawk che, con altre tre sentinelle era riuscito ad aggirarli mentre gli altri suoi uomini li distraevano. Tutti e quattro finirono a terra inermi; Falco d’argento si rialzò e si scagliò con veemenza contro il piccolo gruppo che li aveva sorpresi. Mentre avanzava evocò dei grossi falchi di ghiaccio che lo accerchiarono seguendolo in attacco. Non fu sufficiente, poiché l’elementale della terra Leopardo, che accompagnava Golden hawk in quella impietosa caccia, rese cedevole il terreno sotto i suoi piedi, impedendogli così di darsi lo slancio necessario a continuare la sua corsa; tentò di bilanciarsi con le ali, ma fu centrato in pieno dai colpi infuocati di un’altra sentinella, crollando nuovamente al suolo. Leopardo lo avvolse in una morsa di roccia che gli frantumò le ossa del corpo, lasciandolo ricadere inerme sugli scogli, con lo sguardo fisso ed il respiro spezzato. Non ancora soddisfatto di quello spettacolo sanguinoso, Golden hawk cominciò a colpire ripetutamente il fratello fino a fargli perdere conoscenza, poi lo sbalzò in aria trafiggendolo nella schiena e scaraventandolo in acqua. Falco d’argento, inerme, fu inghiottito dalle onde sentendosene soffocare. Mentre l’oscurità lo avvolgeva, sentì le risa fredde del padre che lo scherniva per la sua debolezza; in seguito udì una voce gridare il suo nome.
-          -   Falcorn! Falcorn! –
-    Una mano lo afferrò e lo scosse mentre la voce continuava a chiamarlo.
-         -    Falcorn! Insomma, svegliati! –
Si ridestò nel suo letto, madido di sudore ma in perfetto stato fisico. Gazzella, al suo fianco, lo osservava preoccupata. Era solo un incubo!
-         -   Falcorn, stai bene? Gridavi e ti agitavi nel sonno come un pazzo. –
Lui non rispose, rimase sdraiato nel letto con lo sguardo fisso sul soffitto e una mano portata alla fronte. Stette immobile a pensare per qualche minuto, mentre la ragazza lo fissava.
-         -   Stai bene? – chiese lei, ancora una volta con voce fioca.
Lui si voltò a guardarla. Erano passati sei mesi da quando aveva deciso di restare definitivamente a Piccolo bosco delle ninfe, il giorno in cui aveva deciso di rifarsi una vita insieme con lei.
Si mise a sedere nel letto e le accarezzò il volto, poi pose la mano sulla pancia della ragazza, che appariva ingrossata. Una nuova vita si stava sviluppando nel suo ventre e cominciava a espandersi prepotentemente, facendosi notare sul corpo della madre.
-         -         Sì, è tutto a posto. È stato solo un incubo. – Rispose dolcemente.
-       Cosa hai sognato? –
-       Il mio esilio da Bosco oscuro. Il giorno in cui mi avete portato qui. –
Sospirò profondamente. Sebbene fosse passato molto tempo, continuava ad essere perseguitato dai ricordi. Non riusciva a perdonarsi per la morte di Gabbiano, ritenendosi responsabile per quanto le era accaduto.
Si alzò ed uscì dal rifugio, lasciando sola Gazzella che continuava ansiosa a seguirlo con lo sguardo. Si fermò a fissare le stelle. Era una notte serena, non c’erano nubi nel cielo e la Luna appariva come uno spicchio luminoso. Una leggera brezza soffiava fra i fili d’erba che, smossi, andavano a solleticare i suoi piedi nudi.
Riprese a camminare, lentamente, senza una meta precisa, solo come se questo potesse farlo fuggire dai fantasmi che tormentavano la sua mente. Proseguì a lungo fra gli alberi e i cespugli, in mezzo al bosco e attraverso le radure, fino a quando non si ritrovò davanti al Lago delle fate. Lì, sei mesi prima aveva scelto di tradire sé stesso e tutto ciò a cui apparteneva. Piccolo bosco delle ninfe era nemico di Bosco oscuro; i due popoli erano in guerra da oltre ottocento anni e lui non solo aveva accettato di vivere lì, ma si era ibridato con una donna di quella stirpe, disonorando la sua gente e violentando così il ricordo e l’onore della sua defunta moglie, deceduta per proteggerlo.
Scrutò il lago in cerca di qualcosa. L’acqua era calma ma stranamente spopolata di quegli uccelli acquatici che trovavano sempre ristoro sulla sua superficie. C’erano una leggera foschia ed un silenzio quasi inquietante, la cui atmosfera spettrale era accentuata ancora di più dall’assenza di vita animale. Falco d’argento rabbrividì. Fece per tornare indietro ma, voltandosi, ebbe una visione che gli raggelò il sangue nelle vene.
-        -  Gabbiano! – Esclamò sommessamente.
La donna sorrise amabilmente.
-        -  Buona sera Falco d’argento. –
Lui la fissò con timore, chiedendosi se non stesse sognando, ma lei lo guardò con dolcezza scuotendo delicatamente il capo.
-       - No, non stai immaginando né sei impazzito. Diciamo che ho avuto un permesso speciale per venirti a trovare dal Regno degli spiriti. –
Lui non disse nulla, ma la sua espressione parlò per lui.
-      - Non devi colpevolizzarti, Falco d’argento! – Continuò. – Ciò che è accaduto non è stata una tua colpa. Fui io a scegliere di interpormi fra te e il Generale, per mia libera scelta.
-     -  Ma io ho mancato di rispetto alla tua memoria, al tuo sacrificio. – ribatté lui.
-      - Oh, quella ragazza è davvero adorabile, sai? – disse sorridendo ancora. – E’ forte e coraggiosa ma allo stesso tempo dolce. Non avresti potuto trovare di meglio nemmeno cercando mille anni. –
Lui abbassò la testa. Non appariva sollevato.
-      - Oh, insomma! – Concluse Gabbiano. – Da quando i Principi di Bosco oscuro hanno tutto questo rispetto per le loro donne? Certamente non avresti potuto fare il vedovo a vita! –
-      - Credi che abbia fatto bene? Anche se appartiene a Piccolo bosco delle Ninfe? –
Lei annuì.
-     -  Ascoltami Falco d’argento. – Si fermò un momento per essere certa di avere la sua attenzione – tutto ciò che è accaduto non può essere modificato. Non voglio che tu ti crucci per ciò che è stato, ma desidero che viva al meglio ciò che sarà. In seguito al tuo esilio hai scoperto un sentimento precluso a quasi tutti i membri di Bosco oscuro. Fa che sia una rinascita e non una sofferenza. Godi attimo per attimo di ciò che ti è stato concesso e sii pronto a combattere per difenderlo. Sii felice della tua scelta. È certamente la più giusta ed io ne sono lieta. Inoltre – Lo guardò severamente e il suo tono si fece rigoroso – hai un figlio in viaggio! Dovrà affrontare moltissime difficoltà ed avrà bisogno della tua guida per diventare forte e giusto, per cui non puoi permetterti titubanze. -
Sorrise ancora; un sorriso sereno, luminoso, che non celava alcun segno di amarezza. Appariva davvero felice come si diceva e Falco d’argento ne fu finalmente sollevato. Lei lo percepì, gli diede un bacio sulla fronte e poi svanì così come era apparsa. La nebbia si diradò e sul lago riapparvero gli uccelli acquatici. Forse lui non era arrivato sul lago per caso come pensava. Si sentì più leggero, come se si fosse liberato del peso di un macigno.
L’alba era ormai vicina; Falco d’argento respirò a pieni polmoni l’aria frizzantina dell’aurora e tornò al rifugio dove trovò ad attenderlo Gazzella, sveglia e visibilmente preoccupata. Lei gli corse incontro e lui la strinse delicatamente a sé. Annusò con cura i suoi capelli per riempire le narici del suo profumo e passo lentamente le mani lungo il suo corpo, per carpirne i lineamenti e farli suoi. Giunto sui fianchi, all’altezza del ventre, si discostò un po’ da lei e si abbassò per accostare la bocca alla pancia.
-       - Ciao pulcino. Papà è qui per proteggere te e la mamma! – Disse teneramente.
-       - E chi proteggerà te? – Chiese scherzosamente Gazzella.
-      - Non saprei. – Rispose rialzandosi e accostando il viso al suo, fino a far toccare le due fronti e i nasi - Conosci qualche buono scudo? 
Risero entrambi.
-       - Torniamo a dormire piccola. Non voglio che ti stanchi. –
Lei emise un gridolino mentre lui la sollevava per riporla a letto, ma concordò con lui sul fatto che fosse il caso di riposare ancora un po’; in fondo si erano svegliati entrambi nel cuore della notte e nessuno dei due aveva ripreso sonno.
Si svegliarono a giorno inoltrato e, sebbene avesse dormito poco, Falco d’argento si sentiva in piena forma. Guardò Gazzella, ancora sdraiata con gli occhi chiusi. Ripensò alle parole di Gabbiano e comprese che aveva ragione; ciò che provava per quella donna era un sentimento totalmente nuovo e lui era deciso a combattere per lei e per il figlio che portava in grembo. Avrebbe potuto affrontare un esercito intero e lo avrebbe fatto se fosse stato necessario; avrebbe protetto la sua famiglia ad ogni costo. Si sentì di nuovo bene, forte ed energico, convinto che nulla e nessuno avrebbe potuto fermarlo; fino a quando non giunse il momento del parto.




Per le parti precedenti:



Una storia nata da un sogno (Presentazione) - Prologo - Un falco dalle piume argentee (Prima parte) -  Un falco dalle piume argentee (seconda parte) - La sentinella (prima parte) La sentinella (seconda parte) - Come tutto ebbe inizio (prima parte) Come tutto ebbe inizio (seconda parte) - Come tutto ebbe inizio (terza parte) - Come tutto ebbe inizio (quarta parte) - Come tutto ebbe inizio (quinta parte) - Come tutto ebbe inizio (sesta parte) - Come una lepre a marzo -